L’OMS lancia l’allarme per una pandemia silenziosa che colpisce un miliardo di persone e non risparmia i bambini

Il mondo si ferma oggi per riflettere su quella che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce senza mezzi termini una vera e propria pandemia non trasmissibile. I numeri delineano un quadro clinico preoccupante che vede oltre un miliardo di individui colpiti globalmente da una patologia cronica e profondamente complessa. In Italia la situazione appare altrettanto critica poiché circa sei milioni di cittadini convivono con l’obesità mentre quasi la metà della popolazione adulta risulta in sovrappeso.

Un bambino su tre

Questa emergenza sanitaria non risparmia purtroppo nemmeno le fasce d’età più giovani dato che un bambino su tre nel nostro Paese presenta un eccesso ponderale. Nonostante tre italiani su quattro riconoscano il peso eccessivo come un grave rischio per la salute emerge un divario psicologico davvero allarmante e paradossale. Solo il 2,7% della popolazione si definisce infatti obeso evidenziando una percezione di sé distorta che rallenta drasticamente la ricerca di cure mediche adeguate.

“Se oggi l’obesità è riconosciuta come una patologia cronica allora dobbiamo affrontarla con una logica di lungo periodo”, spiega la dottoressa Mikiko Watanabe. Secondo la ricercatrice della Sapienza questa traiettoria clinica richiede stabilità e adattamento nel tempo attraverso l’utilizzo di strumenti diversi per le differenti fasi della malattia. La sfida principale rimane però l’aderenza terapeutica visto che un paziente su due abbandona purtroppo il percorso di cura entro il primo anno.

Benessere fisico e salute mentale

Lo stretto legame tra benessere fisico e salute mentale è stato analizzato recentemente dalla Società italiana di neuropsicofarmacologia in sei diverse regioni italiane. I dati indicano che il 17% dei pazienti seguiti dai servizi psichiatrici presenta obesità contro il 10% rilevato invece nella popolazione generale nazionale. “Chi vive con disturbi depressivi o bipolari presenta un rischio doppio di sovrappeso”, dichiarano Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri sottolineando la fragilità dei giovani pazienti.

Sul fronte pediatrico l’ospedale Bambino Gesù di Roma propone invece un modello multidisciplinare innovativo che mira a resettare le vie neurali del metabolismo infantile. L’obiettivo consiste nel correggere la disfunzione metabolica in modo duraturo integrando l’educazione alimentare con l’attività fisica strutturata e il supporto costante dell’intero nucleo familiare. Per Melania Manco non basta prescrivere una dieta ma serve un intervento precoce radicato nella famiglia per ripristinare il corretto controllo biologico del metabolismo.

Oltre all’aspetto puramente medico esiste infine una battaglia culturale fondamentale legata allo stigma sociale e alla discriminazione che i pazienti subiscono quotidianamente nel silenzio. “L’obesità non è affatto una colpa ma una malattia multifattoriale”, ricorda Iris Zani dell’associazione Amici Obesi chiedendo alle istituzioni di illuminare le sedi di blu. Molte persone rinunciano purtroppo alle cure necessarie per vergogna o mancanza di tutele trasformando una condizione medica in un isolamento sociale che aggrava il quadro clinico.

Dario Lessa

Leggi anche: La Sintesi: Rocco Casalino debutta con il nuovo quotidiano