Naike Rivelli condannata per diffamazione contro Barbara D’Urso
La Corte d’Appello di Torino conferma la responsabilità penale per i video social contro la conduttrice D’Urso La vicenda legale…
La Corte d’Appello di Torino conferma la responsabilità penale per i video social contro la conduttrice D’Urso
La vicenda legale che vede contrapposte Naike Rivelli e Barbara D’Urso ha raggiunto un nuovo punto fermo giudiziario. La Corte d’Appello di Torino, nella giornata del 6 marzo 2026, ha confermato la condanna per diffamazione a carico della figlia di Ornella Muti. La sentenza ribadisce quanto già emerso nei precedenti gradi di giudizio, validando le accuse mosse dalla conduttrice televisiva in merito a contenuti ritenuti gravemente lesivi della sua dignità professionale e personale.
Le origini dello scontro legale tra social network e tribunali
Il contenzioso affonda le radici in alcuni contenuti multimediali pubblicati dalla Rivelli su Instagram nel 2019. In quegli interventi, l’opinionista aveva commentato l’attività lavorativa della D’Urso utilizzando toni che i giudici hanno giudicato ben oltre il diritto di critica o di satira. Nello specifico, erano state mosse insinuazioni su presunti favoritismi legati alla carriera della presentatrice, utilizzando un linguaggio che la difesa della D’Urso ha definito volgare e sessista.
La decisione dei giudici e il rigetto della tesi difensiva
Nonostante la linea difensiva di Naike Rivelli abbia tentato di inquadrare quelle affermazioni nell’ambito del sarcasmo provocatorio, i magistrati torinesi non hanno accolto tale interpretazione. La conferma della condanna comporta per l’imputata non solo il riconoscimento della responsabilità penale, ma anche l’onere del pagamento delle spese processuali. Si chiude così un capitolo mediatico e legale che sottolinea, ancora una volta, il limite invalicabile tra la libertà di espressione sui social e la tutela della reputazione altrui.
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