L’onorevole Elisabetta Piccolotti (AVS) replica al ministro Valditara: “Vuoto esercizio di retorica”
La deputata ha risposto al capo del dicastero dell’Istruzione e del Merito: «Più facile ottenere un’interlocuzione su Novella 2000 che in Parlamento».
A seguito della replica richiesta a Novella 2000 dal ministro Giuseppe Valditara, pubblicata ieri e che potete trovare QUI, anche l’onorevole Elisabetta Piccolotti (AVS) ha voluto rispondere al capo del dicastero dell’Istruzione e del Merito. Tutto è nato dopo le dichiarazioni sulle cinque grandi tematiche legate al mondo femminile (lavoro, famiglia e la lotta urgente contro la violenza di genere), pubblicate sulla rivista attualmente in edicola, commentate da dieci rappresentanti femminili del mondo della politica, tra cui appunto Piccolotti.
Ecco la sua dichiarazione integrale:
«La risposta del Ministro Giuseppe Valditara alle mie critiche è un vuoto esercizio di retorica che evita accuratamente il punto centrale del dibattito. Rilevo che è più facile ottenere un’interlocuzione sulla vostra rivista che nel luogo dove sarebbe stato suo dovere discuterne, cioè il Parlamento della Repubblica, vi ringrazio quindi vivamente per questo spazio di confronto.
Il Ministro afferma che per la “prima volta” la scuola italiana affronta in modo strutturato la violenza e la discriminazione contro le donne: questo è semplicemente falso. Quei temi sono presenti da moltissimi anni nei progetti che associazioni e aziende sanitarie pubbliche portano avanti (ma forse a questo punto dovremmo dire ‘portavano’) in decine di migliaia di scuole del paese. Rivendicare una primogenitura inesistente, proprio mentre si costruiscono ostacoli alla realizzazione delle attività già esistenti, è il segno che il vero obiettivo del Governo non è fare passi avanti, ma nascondere i passi indietro con una narrazione propagandistica e falsa.
Ma il nodo vero è un altro, ed è proprio quello che il Ministro aggira: introdurre il consenso preventivo delle famiglie sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole significa di fatto rendere opzionale una parte essenziale della formazione dei giovani, quella necessaria ad emanciparsi dagli stereotipi maschilisti e patriarcali. Chiedere il permesso alle famiglie significa in sostanza danneggiare i ragazzi e le ragazze che vengono dalle famiglie più retrograde o adirittura da ambienti vicini al fondamentalismo religioso escludendoli da progetti di fondamentale importanza educativa. È un grave arretramento considerato che l’educazione sessuo-affettiva è utile a combattere la violenza di genere solo nel momento in cui aiuta le nuove generazioni a riflettere sulla necessità di cambiare rispetto ai modelli di relazione tra uomini e donne proposti dalle generazioni precedenti. Senza questo cambiamento, lo capisce chiunque, la violenza di genere continuerà a riprodursi come una naturale malattia della nostra società.
Ancora più grave è sostenere che le questioni legate all’identità di genere “nulla hanno a che vedere” con la violenza sulle donne. È una tesi che ignora decenni di letteratura scientifica e che rivela l’inadeguatezza di Valditara come Ministro dell’Istruzione. La violenza di genere nasce proprio da modelli culturali rigidi e gerarchici che disegnano l’identità e i comportamenti di uomini e donne, assegnando alle seconde un ruolo subalterno – in primis nelle relazioni sessuali e affettive – e rigettando come patologie l’omosessualità e la transsessualità. Separare questi ambiti è un artificio ideologico, derivante dalla volontà di negare le grandi conquiste di civiltà e libertà prodotte dal femminismo e dai movimenti GLBTQAI+ nei decenni passati.
Quanto ai corsi affidati a INDIRE, siamo di fronte a un paradosso evidente: si formano gli insegnanti su temi che poi si rende più difficile trattare in classe. A cosa serve? Ormai nelle scuole il personale docente preferisce evitare queste argomenti perché intimorito dalle pressioni di esponenti politici della maggioranza e delle associazioni più retrograde che gravitano loro intorno.
La situazione è molto grave: le cronache e le indagini sociologiche dicono che la cultura patriarcale e la violenza sulle donne sono ancora molto presenti anche tra i più giovani. Potenziare l’educazione sessuo-affettiva, rispettando le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della sanità, è un dovere a cui il Governo si sta vergognosamente sottraendo. Per noi l’educazione sessuo-affettiva deve diventare strutturale in tutte le scuole: non smetteremo di batterci finché questo risultato non sarà stato raggiunto.
Un saluto a lei, alle sue lettrici e ai suoi lettori,
Onorevole Elisabetta Piccolotti»