Per oltre trent’anni l’identità di Banksy ha rappresentato uno dei più grandi enigmi del mondo dell’arte contemporanea. Oggi, una nuova inchiesta giornalistica di Reuters riporta al centro del dibattito il nome dell’uomo che si celerebbe dietro lo street artist più famoso del pianeta, riaccendendo l’interesse attorno a una figura che ha rivoluzionato il linguaggio della protesta urbana attraverso le sue opere. Ecco chi è e cosa sappiamo di lui.

Chi è (davvero) Banksy: nome, foto e identità svelata dall’inchiesta Reuters

Dopo anni di speculazioni e teorie, il mistero che ha contribuito a costruire il fascino di Banksy è vicino a una soluzione. Secondo una vasta indagine realizzata dall’agenzia Reuters, il celebre street artist britannico sarebbe Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973 e successivamente registrato con il nome di David Jones, lo stesso nome di battesimo di David Bowie. L’artista, noto per le sue opere dal forte contenuto sociale e politico, ha mantenuto per decenni un anonimato quasi assoluto, trasformandolo in parte integrante della propria leggenda. La nuova inchiesta riprende e rafforza ipotesi già avanzate in passato, tra cui quella pubblicata nel 2008 dal Mail on Sunday, aggiungendo nuovi elementi che collegherebbero in maniera diretta Gunningham all’identità di Banksy.

Nel corso degli anni, il nome dello street artist è stato associato anche a figure celebri come Robert Del Naja dei Massive Attack, ma Reuters sostiene di aver raccolto prove che ridimensionano questa teoria, suggerendo piuttosto una possibile collaborazione tra i due.

L’indagine di Reuters su Banksy tra Ucraina, testimonianze e documenti

Il reportage “In Search of Banksy”, firmato dai giornalisti Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison, è il risultato di un lungo lavoro investigativo basato su testimonianze, analisi di immagini, documenti e ricostruzioni degli spostamenti dell’artista. Un ruolo centrale nell’indagine è stato svolto dalle opere realizzate in Ucraina nel 2022, successivamente rivendicate dallo stesso Banksy attraverso il proprio profilo Instagram. I reporter hanno visitato diverse località, tra cui Horenka e Borodyanka, raccogliendo informazioni direttamente dagli abitanti e confrontando fotografie di vari artisti urbani per identificare il misterioso autore dei murales.

Tra gli elementi esaminati figura anche una controversia con il fotografo giamaicano Peter Dean Rickards, che avrebbe diffuso immagini del volto dell’artista. Inoltre, l’inchiesta sostiene che Robert Del Naja si trovasse effettivamente in Ucraina nello stesso periodo, ma accompagnato da un’altra persona che i giornalisti identificano proprio come Banksy.

La verità di Reuters su Banksy: le reazioni e il valore dell’anonimato

La pubblicazione dell’inchiesta ha suscitato immediate reazioni da parte dei rappresentanti legali dell’artista. L’avvocato Mark Stephens ha contestato la ricostruzione di Reuters, affermando che il suo cliente “considera scorretti molti dei dettagli contenuti nell’inchiesta“. Secondo il legale, la diffusione di informazioni personali potrebbe compromettere la sicurezza dell’artista, limitare la sua libertà creativa e violarne la privacy. Stephens ha inoltre difeso il valore culturale dell’anonimato, sostenendo che Lavorare in anonimato o sotto pseudonimo serve interessi sociali fondamentali e che ciò consente agli artisti di Dire la verità al potere senza timore di ritorsioni, censura o persecuzioni.

Reuters ha comunque deciso di rendere pubblici i risultati dell’indagine, ritenendo che l’identità di una figura che ha influenzato profondamente la cultura contemporanea, il mercato dell’arte e il dibattito politico internazionale rappresenti una questione di interesse pubblico.

Tra gli episodi più emblematici legati a Banksy resta quello della celebre opera La ragazza con il palloncino, circa 25 milioni di dollari, divenuta Love Is in the Bin dopo essere stata parzialmente distrutta subito dopo la vendita all’asta, un gesto che ha ulteriormente alimentato il mito di uno degli artisti più enigmatici del nostro tempo.