D'Ambrogio Novella 2000 n. 12 2021

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Alla ricerca di… Lolita Lobosco con Elena D’Ambrogio

Redazione | 15 Marzo 2021

Elena D’Ambrogio ci presenta il suo punto di vista sulle avventure di Lolita Lobosco e la sua interprete: l’ottima Luisa Ranieri.

In ruolo diverso, intrigante, a tratti catartico, girato ad altezza tacco 12 per Luisa Ranieri. Nella fiction di Raiuno Le indagini di Lolita Lobosco, liberamente tratta dai romanzi di Gabriella Genisi, il regista Luca Miniero, con intuito garbato e tocco gentile, porta sul piccolo schermo la Vice Questore Lobosco con un tratto femminile che racconta bene le donne di oggi: piene di contraddizioni, ma ben determinate.

Ci presenta una donna del Sud, di quel Sud di cui faccio parte anch’io, (oh mio amato Salento!). Un po’ insolita, dalle forme convenzionali. Una donna moderna e dinamica, che non è una proiezione di ciò che vorrebbe essere, ma di come è.

Luisa Ranieri, disarmante e provocatoria, anima la scena con una personalità che non deve assomigliare ad alcuna, tanto meno al modello maschile, per essere meritevole e autorevole. Dotata di ironia, guida una squadra di uomini con decisione, ma anche con affetto. Senza per questo apparire debole. Una condizione che le è propria e che la pone al di sopra dei banali stereotipi.

Gli esordi di Luisa Ranieri

La Ranieri è riuscita a guadagnarsi una giusta quota di notorietà e, nonostante dichiari di non pensare di essere brava, ha interpretato con successo vari personaggi. Dalla freschezza dell’esordio con Leonardo Pieraccioni al celebre spot pubblicitario con tanto di tormentone “Anto’, fa caldo!”.

Dopo aver interpretato la parte di Assunta Goretti, madre della celebre santa, Michelangelo Antonioni la vuole protagonista in Eros, nel 2004, e l’anno successivo vestirà i panni di Maria Callas nella miniserie Callas e Onassis, una interpretazione profonda, struggente.

Nel 2016 si esprime nei panni della stilista Luisa Spagnoli con un’interpretazione al Bacio (Perugina). Anche il Festival del Cinema di Venezia non resiste al suo fascino e nel 2014 la vuole madrina.

Via via, il numero delle sue apparizioni si fa più rilevante. Le numerose esperienze la portano a una crescita che favorisce la sua maturità artistica e non solo.

Durante le riprese della fiction Cefalonia anche la sua vita sentimentale esplode. Sboccia infatti l’amore con Luca Zingaretti, il famoso Commissario Montalbano.

L’amore per Luca Zingaretti

Nel 2011 Luisa Ranieri e Luca Zingaretti diventano marito e moglie scambiandosi il fatidico sì nella dimora nobiliare del castello di Donnafugata, a Ragusa.

“Luca è stato il mio incontro perfetto dirà, aggiungendo che la perfezione di un rapporto la si conquista giorno per giorno. Perché non è mai tutto facile, la vita è costellata di alti e bassi. Ma cedere il passo alle affinità affettive e alla sensibilità fa sì che gli alti la vincano sui bassi.

Ma come arriva Luisa Ranieri a calcare il set, lei che fin da bambina aveva in cuore di diventare magistrato, convinta che quella della magistratura fosse l’unica strada giusta per lei? La vita aveva per lei altri progetti, e lo scoprì per caso.

Indubbiamente, al ruolo di attrice era predestinata. Come probabilmente era destinata alla felicità con Zingaretti, lui che per lei è riferimento intellettuale, famigliare e di tante risate.

Nata a Napoli, è senz’altro legata all’armonia del linguaggio della sua città. Ora, nei panni di Lolita Lobosco, deve strascicare l’accento di una pugliese di razza, seppur di ritorno. Curiosamente anche il marito, romano de Roma, per diventare Montalbano aveva dovuto assumere voce ed espressioni di un siciliano verace e quasi ossessivo.

Alle origini del talento

Delle sue origini, che l’hanno dotata di grinta e voglia di vivere, a Luisa Ranieri rimarrà sempre quella nota di malinconia per qualcosa che le appartiene. Un cordone ombelicale sempiterno, che la bellissima attrice custodisce bene. E che, giovanissima, esterna magistralmente quando è invitata a declamare una poesia di Totò, in tutta la struggente commozione dei contenuti che solo l’intramontabile Principe sapeva addensare.

Raccontando di quelle origini così profonde, che non solo non ti abbandonano ma che ti guideranno sempre, Luisa si commuove. L’amore e la nostalgia sono un po’ i capisaldi di quest’ultima interpretazione. Le cui riprese, iniziate durante il primo lockdown, fanno ben immaginare come l’urgenza di ributtarsi nel lavoro fosse particolarmente necessaria.

Nella fattispecie, buttarsi nell’interpretazione è un po’ tornare a interpretare la vita. Non credo sia stato facile recitare in situazioni nuove, fatte di protocolli e tutte le novità imposte dalle norme sulla sicurezza che portano più a pensare di vivere in trincea che su un set. Però, guardando la fiction, è innegabile che lo stato emotivo di rinascita abbia sicuramente portato giovamento al lavoro e allo stato d’animo.

Indubbiamente Gabriella Genisi, con i suoi gialli, invoglia a tornare ai sapori della vita. Sia a quelli del gusto e dell’olfatto, che a molti in quest’ultimo anno sono venuti a mancare, sia a quelli più lati ma sanguigni, intimi e cavernosi, come sono i sentimenti, i rapporti umani. Dove il giallo è un pretesto per parlare d’altro, per avere più storie da alternare che diano suspense, per raccontare generi contaminati da situazioni disparate, solite o inconsuete.

Di cosa parla Lolita Lobosco

La protagonista della serie, Lolita, divenuta vice questore viene trasferita nella sua Bari, torna alle origini. Lì, dove ha lasciato tutto in sospeso, il caso le offre l’opportunità di far pace con la sua città e anche di fare i conti con un passato difficile, ma di cui ha nostalgia.

Lei, amante della giustizia, forse anche perché ha avuto un padre più propenso a stare dalla parte opposta ma molto amato. La moglie continua a parlare con lui anche dopo la sua morte, davanti a una gigantografia che lo ritrae fiero.

In un Sud apparentemente arcaico ma con un occhio al presente, in una commedia famigliare densa di colore ma anche di emozione, Luisa Ranieri in arte Lolita, con un dialetto ingentilito senza che sia troppo marcato, musicale, conduce la sua protagonista a svelarsi. Protagonista che avrebbe potuto svolgere qualsiasi altro lavoro.

Il senso era solo di raccontare quel personaggio anche durante il suo lavoro, dare molte sfaccettature allo stesso volto: come è la vita. Spesso, rimettere ordine nella vita degli altri aiuta a sistemare la propria. Lolita, con le sue debolezze e la sua grinta, rimette i tasselli là dove devono stare, e resta debitamente arroccata sul suo tacco 12, ormai addestrata com’è a non cadere.