I numeri del welfare farmaceutico italiano crescono. Dietro questi numeri, però, ci sono storie che nessun protocollo cattura. Storie di donne nel Mezzogiorno che della farmacia hanno fatto vocazione prima ancora che professione, in terre dove l’analfabetismo segnava intere generazioni e il bancone della farmacia si trasformava nel presidio sociale sempre aperto senza prenotazione.

Una di queste storie è adesso un libro. Si intitola Con tutto l’amore che posso e lo ha scritto Antonella Migliorati. Oltre che in farmacia ha conseguito un dottorato di ricerca in Biologia e Fisiopatologia cellulare presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Siena.

Antonella Migliorati

 

La storia, raccontata da Antonella Migliorati, parte da Cerignola agli inizi del ‘900

Protagonista è la madre: quarantatré anni di servizio, in piedi dietro il banco fino a ottantatré anni, ma il racconto ha inizio molto più indietro, nel 1900, quando la bisnonna dell’autrice, una giovane insegnante ventenne di Todi, accettò dal conte Pavoncelli l’incarico di fondare una scuola nel Palazzo Gala di Cerignola. Obiettivo dichiarato: combattere l’analfabetismo nelle campagne pugliesi.

Quella donna, catapultata in un territorio schiacciato dal latifondismo e dalla miseria, fece una cosa che oggi chiameremmo welfare comunitario, ma che allora non aveva nome. Una volta insediata nel ruolo di direttrice, le venne data carta bianca sia sul programma scolastico sia sull’organizzazione delle maestranze.

Una scuola per combattere l’analfabetismo

Per trasformare Palazzo Gala in una scuola ci volevano braccia, mani, non solo insegnanti. Serviva anche chi puliva, chi cucinava e lei, in quanto direttrice, nominò non solo le giovani insegnanti, ma assunse ragazze madri, giovani vedove e donne ripudiate dalle famiglie perché considerate “disonorate”, donando a queste ultime accoglienza, dignità e lavoro.
Ospitò ognuna all’interno della scuola, in modo che potessero trovare l’ambiente accogliente e famigliare di cui avevamo bisogno.
Stipendio e dignità restituiti in un colpo solo. «Ha fatto come il suo cuore le suggeriva, ha creato una realtà che oggi chiamiamo casa famiglia» ricostruisce Migliorati.

Una farmacia per il popolo: la bontà del dottor Santoro

Il marito della bisnonna, il professor Vincenzo Santoro, sempre più innamorato della moglie e proteso anch’egli da sempre verso il sociale, lasciò il suo impiego di professore di italiano e si iscrisse alla Facoltà di Farmacia a Napoli diventando farmacista nel 1900.
Tornato a Cerignola diventò titolare di una delle farmacie più antiche del luogo e la chiamò “Farmacia del Popolo”. Il dottor Santoro dava i preparati galenici gratis a chi non se li poteva permettere.

«Da questa coppia nacquero tre figlie: Filomena, Geltrude (mia nonna) e Tusnelda. I bisnonni di Antonella (Vincenzo e Anna) fecero studiare tutte e tre le figlie: Geltrude divenne insegnante come la madre, mentre Filomena e Tusnelda furono tra le prime donne di Cerignola e in Italia a essersi laureate. Filomena in farmacia e Tusnelda in medicina a soli ventiquattro anni e lavorò come medico vice-primario per dieci anni al Gaslini di Genova» racconta Migliorati.

Nel 1930 Vincenzo Santoro a Cerignola pubblicò un annuncio di lavoro sul Gazzettino dei farmacisti: cercasi farmacista. A questo annuncio rispose un giovane laureato, Luigi Danile, che diventò il nonno materno dell’autrice. Dal matrimonio di Luigi e Geltrude nacque Angela Maria Rosaria, la madre di Antonella, la vera protagonista del memoir.

Angela Maria Rosaria, la madre dell’autrice

Professoressa di tedesco per dieci anni a Roma, fu costretta a tornare a Cerignola quando morì suo padre. «Le farmacie, a quei tempi, non si potevano vendere, ma si tramandavano di generazione in generazione. Diversamente, si perdeva la titolarità della farmacia a favore dello Stato».

Rispettando i sacrifici di genitori e suoi nonni, Rosaria si iscrisse a Farmacia con quattro figli sulle spalle. «Ha detto di sì a un destino improvviso. Lei viveva a Roma, aveva quello che sognava, però nonostante tutto, fece quello che andava fatto sorretta dalla fede».

Antonella Migliorati, nello stesso periodo, ha scritto un altro libro: Da mendicante a pellegrino

L’autrice ha iniziato il libro nei primi mesi del 2024, l’ha poi lasciato per completare un altro testo, Da mendicante a pellegrino, scritto in occasione del Giubileo, per poi completarlo e pubblicarlo dopo la morte della mamma, avvenuta il 24 marzo scorso, per rispettare le sue ultime volontà.
Migliorati pubblica da quindici anni. «La scrittura aiuta, è una terapia anche scrivere e nello stesso tempo puoi aiutare anche gli altri».