Assalto alla redazione de “La Stampa” durante il corteo Pro-Pal
Il gruppo più radicale dei manifestanti lascia la marcia principale e colpisce la sede del quotidiano, accusando i giornalisti di…
Il gruppo più radicale dei manifestanti lascia la marcia principale e colpisce la sede del quotidiano, accusando i giornalisti di avere criminalizzato Mohamed Shahin.
La città di Torino ha vissuto un pomeriggio teso quando una parte dei manifestanti Pro-Pal ha abbandonato il corteo dello sciopero generale del 28 novembre per dirigersi verso la redazione de La Stampa. Lì la protesta si è spostata contro il giornale, accusato di avere raccontato in modo distorto la vicenda di Mohamed Shahin, figura diventata simbolica nelle narrazioni dei collettivi più radicali.
I testimoni hanno visto circa un centinaio di attivisti accelerare il passo lungo le vie laterali, mentre il grosso del corteo proseguiva il percorso concordato con le autorità, creando un clima agitato che ha colto di sorpresa i responsabili dell’ordine pubblico impegnati nella gestione della manifestazione.
Giunti davanti alla sede del quotidiano, gli attivisti hanno lanciato letame contro l’ingresso e hanno imbrattato i muri con scritte accusatorie, usando toni durissimi contro i giornalisti ritenuti complici dell’arresto di Shahin nel centro di permanenza per il rimpatrio, secondo una narrazione che riflette soprattutto la visione dei collettivi più militanti e non una ricostruzione ufficiale della vicenda. La scelta di colpire l’edificio era chiaramente simbolica, perché la redazione risultava completamente vuota e nessun lavoratore era presente a causa dell’adesione compatta allo sciopero proclamato dalla Fnsi, che aveva portato il giornale a sospendere le attività della giornata.
Le forze dell’ordine hanno tentato di contenere il gruppo più violento mentre i manifestanti continuavano a scandire slogan contro l’informazione mainstream, usando il nome di Shahin come catalizzatore di un malcontento più ampio che intreccia il tema della solidarietà internazionale con quello delle politiche migratorie italiane. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i movimenti del gruppo che ha agito in modo coordinato, ipotizzando una preparazione precedente all’assalto e valutando eventuali responsabilità penali per i danneggiamenti commessi davanti alla sede del quotidiano.
Chi è Mohamed Shahin
Secondo quanto riferiscono i collettivi che hanno animato la protesta, Mohamed Shahin sarebbe un giovane fermato e trasferito in un Cpr dopo controlli legati alla sua posizione amministrativa, diventando rapidamente un nome evocato nelle piazze più militanti come esempio delle tensioni legate al sistema dei rimpatri. Le informazioni disponibili riflettono soprattutto versioni diffuse dagli attivisti, quindi le autorità non hanno ancora fornito un quadro completo sulla sua situazione, creando una zona grigia che alimenta narrazioni contrapposte e spinge i gruppi più radicali a usare il suo caso come simbolo della loro battaglia politica.