Gualdi Novella 2000 n. 49 2020

Belle da Vicino con Alessandro Gualdi: chirurghi e cicatrici invisibili

Il chirurgo migliore è quello che riesce a rendere il più invisibile possibile una cicatrice? Ce lo dice Alessandro Gualdi per Novella 2000.

È deciso, il ritocchino si fa. Il seno ha bisogno di un una spintarella per alzare il volume, l’occhio reclama una rinfrescata, il naso una raddrizzata, il volto una buona stirata… E via così. Appena superato il momento cruciale e mai semplice della decisione di mettersi nelle mani di un chiurgo plastico, arriva senza lasciare tregua la seconda fase della scelta: da chi andare?

Il passaparola tra pazienti, e anche tra colleghi, è lo strumento di informazione più efficace che ci sia. Ed è giusto che sia così: niente vale quanto l’esperienza diretta nel giudizio di una prestazione.

I consigli si moltiplicano: “Guarda, come Tizio e Caio non c’è nessuno per il seno”, “Il dottor Sempronio ha fatto il lifting a mia cugina, e se la vedi ora non la riconosci, sembra sua figlia…” (un complimento che merita una riflessione), “Un’amica mi ha fatto vedere da vicino il suo naso nuovo, neanche un segno…” e così via. Li si ascolta tutti, ma arriva il momento in cui occore decidere.

Conta quel che c’è sotto

L’idea diffusa è che il bravo chirurgo sia quello che non lascia cicatrici. C’è del vero, la cicatrice può essere uno dei parametri per valutarne la maestria. Ma sicuramente non è il più importante.

La cicatrice è la punta dell’iceberg di un intervento. Il grosso sta sotto, ed è lì che un dottore fa la differenza.

Prendiamo per esempio il lifting. Può essere fatto in molti modi diversi. Il più semplice è tirare la pelle del viso e ricucirla eliminando l’eccesso. Il più complesso è operare in profondità nei tessuti, in modo da avere un risultato più naturale e che duri più a lungo. Tra i due, una quantità di approcci diversi, ciascuno con i suoi vantaggi e i suoi svantaggi.

Moltissimi colleghi scelgono di eseguire le operazioni più semplici, alcuni quelle più complesse che richiedono maggiore approfondimento e specializzazione nel campo della chirurgia facciale. Ma la differenza non emerge se si valutano solo la cicatrici.

Risolvere alla radice

Il mio consiglio è sempre quello di prediligere interventi che vadano alla radice del “problema” che si vuole correggere, e non si limitino a “nascondere” sotto un tappeto (che nel nostro caso è quasi sempre un lembo di pelle da tirare). Il tutto prevedendo incisioni il più piccole e nascoste possibile.

La tecnica MUST (Minimal Undermining Suspension Technique, cioè Tecnica sospensiva con minimo scollamento), che ho ideato e sta avendo un grande successo, è l’esempio di questa filosofia. Attraverso due taglietti di un paio di centimetri, nascosti dai capelli sulle tempie, agisco in profondità sul viso, fino alle guance, per avere un ringiovanimento naturale del sopracciglio e dell’area perioculare. Il tutto con un brevissimo tempo di recupero post-operatorio.

Come cicatrizza un tessuto dipende da tanti fattori, alcuni congeniti e molti altri che possono influire sul decorso al di fuori del controllo del chirurgo.

La tecnica adottata dal chirurgo dipende invece completamente dalle capacità del medico.

A voi la scelta.

a cura di Alessandro Gualdi

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