Gualdi Novella 2000 n. 3 2021

Belle da Vicino di Alessandro Gualdi: che cos’è la mastopessi

Seno calante a causa di dimagrimento, età o gravidanza? Il dottor Alessandro Gualdi svela come risolvere l’inconveniente con una mastopessi.

Quando si associano le parole seno e chirurgo plastico, il primo pensiero è sempre l’aumento della taglia. Ma per molte donne il cruccio non è tanto la taglia in più o in meno (c’è anche quello), quanto lo svuotamento delle mammelle e la loro discesa, fino quasi a spalmarsi sul torace.

C’è chi racconta della mitica prova della matita: si mette una matita nel solco sotto-mammario. Se cade, il seno è alto e sodo, se la matita resta dov’è, allora il seno è sceso.

È più un gioco da reginette del ballo che da donne vere. Sono altri i metodi di valutazione. Si possono fare misurazioni con righello e squadra per calcolare quando sia su o giù in base a valori standard, ma il criterio che vince poi è sempre quello estetico: un bel seno è quello che piace.

Non è solo questione di età

I motivi che causano o contribuiscono alla caduta del seno possono essere tanti. L’età, ovviamente, che allenta la tonicità dei tessuti. Ma anche un dimagrimento repentino, una cura che riduce l’elasticità della pelle, una dieta sbagliata, un’eredità genetica sfortunata, i postumi della gravidanza

In studio vengono anche donne sotto i trent’anni che mi chiedono una mano per rimettere le cose a posto.

A ciascuna il suo

Tecnicamente, quando il seno cede alla gravità, si parla ptosi, e l’intervento per riportare al suo posto quanto è sceso si chiama mastopessi, comunemente chiamato anche lifting del seno.

Se al cedimento è associato anche uno svuotamento delle mammelle, è possibile (e consigliabile) associare alla mastopessi anche un aiuto per aumentare il volume.

A seconda del grado di ptosi, delle esigenze della paziente e della forma del suo seno, si sceglie il tipo di approccio più adatto in una rosa di possibilità.

Se il cedimento è lieve, in genere basta togliere una striscia di pelle intorno all’areola, così da “tirare” la pelle e alzare il capezzolo. La cicatrice, nel giro di qualche mese, diventa pressoché invisibile.

Se c’è abbondanza, più attenzione

In casi più severi, è necessario eliminare una porzione più generosa di pelle prendendo uno spicchio che dall’areola scende verticalmente verso il basso.

Infine, per i seni davvero abbondanti, può essere necessario intervenire anche in orizzontale nel solco sotto-mammario. In quest’ultimo caso le cicatrici possono rimanere più visibili, per cui l’intervento deve essere valutato con estrema lucidità da parte della paziente, e anche del chirurgo.

Autoprotesi

Come dicevamo, se si tratta solo di rialzare il volume e il volume c’è, la mastopessi dà ottimi risultati di per sé. Se invece – come capita – al cedimento è associato uno svuotamento del seno, allora per tornare allo splendore di un tempo o inventarne uno migliore, è necessario associare un intervento specifico.

Può essere un lipofilling, che garantisce un aumento moderato del volume, un’auto-protesi, che utilizza tessuti della paziente per aumentare la taglia, o il più classico intervento di mastoplastica additiva con le protesi.

Come sempre quando si tratta di estetica, il corpo e il gusto della paziente definiscono la meta da raggiungere. Sta al chirurgo guidare sulla strada per arrivarci al meglio.

Ben coperte per poi scoprirsi

I tempi di recupero della mastopessi sono abbastanza veloci, ma non immediati. Dopo un paio di settimane si può riprendere una vita quasi normale, ma il consiglio è di tenere le cicatrici coperte con cerotti e indossare reggiseni ad hoc per qualche mese (da tre a sei), in modo da lasciare alla pelle il tempo di cicatrizzare perfettamente, lasciando il minimo di tracce.

Per questo, consiglio di pensare a un intervento di questo tipo in inverno, quando è più facile restare ben coperte, per poi arrivare pronte a una prova costume da urlo.

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