L’imprenditrice digitale, insieme a due imputati, rischia fino a un anno e otto mesi. La difesa chiede l’assoluzione piena, sottolineando l’assenza di dolo

Il giorno della sentenza

Oggi pomeriggio il tribunale di Milano deciderà sul destino giudiziario di Chiara Ferragni, chiamata a rispondere di truffa aggravata insieme ad altre due persone per i casi del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. Il giudice Ilio Mannucci Pacini è entrato in camera di consiglio dopo le repliche di pm e legali, con la sentenza attesa nel pomeriggio, dopo le 15.30.

Le richieste dell’accusa

Il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli hanno chiesto per l’influencer una condanna a un anno e otto mesi senza attenuanti. Identica la richiesta per Fabio Damato, ex collaboratore di Ferragni, mentre per Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia, il pm ha chiesto una pena di un anno.

La posizione di Ferragni

Chiara Ferragni, entrando in aula questa mattina, si è mostrata tranquilla e fiduciosa. L’imprenditrice digitale ha sempre dichiarato la propria innocenza, sostenendo di non aver agito con dolo e di aver sempre operato in buona fede.

La difesa: nessun dolo, solo comunicazione errata

Gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana hanno sottolineato come si sia trattato al massimo di un caso di pubblicità ingannevole, legato a errori di comunicazione. Ferragni ha già chiuso il fronte amministrativo con risarcimenti e donazioni per circa 3,4 milioni di euro. La difesa ha chiesto l’assoluzione piena, ribadendo che non c’è stata alcuna volontà di raggirare i consumatori e che dagli elementi probatori non emerge alcuna truffa.

Le dichiarazioni dell’imprenditrice

Dopo l’udienza, Ferragni ha ribadito la propria serenità: “Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato”. La stessa richiesta di assoluzione è stata avanzata anche dai legali di Damato e Cannillo.

Attesa e implicazioni della sentenza

Il verdetto di oggi rappresenta un momento cruciale non solo per l’imprenditrice digitale, ma anche per la gestione della responsabilità nel marketing e nelle collaborazioni con grandi brand. Indipendentemente dall’esito, il processo ha acceso il dibattito sull’equilibrio tra pubblicità e trasparenza nel mondo degli influencer.

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