L’attrice Corinne Clery rivela i dettagli della battaglia patrimoniale e il dolore per il figlio

La serenità di Corinne Clery sembra ormai legata a una protezione giuridica necessaria. L’attrice, oggi settantacinquenne, ha rotto il silenzio su una decisione drastica quanto sofferta: la richiesta di un tutore legale per se stessa. Una mossa nata per prevenire eventuali azioni di terzi e per blindare la propria volontà di fronte a un futuro incerto. Al centro di questa vicenda c’è il rapporto ormai logoro con il figlio Alexandre, con il quale non comunica da quasi un decennio a causa di pesanti divergenze economiche e patrimoniali.

I motivi del dissidio economico tra madre e figlio

Le origini della frattura risalgono a nove anni fa, quando una proposta di investimento all’estero fece crollare la fiducia tra i due. Secondo quanto dichiarato dalla Clery, le operazioni finanziarie suggerite dal figlio avrebbero favorito esclusivamente il patrimonio di lui. La situazione è precipitata ulteriormente a causa della gestione di un casale di proprietà, attualmente abitato dall’attrice ma intestato ad Alexandre. Questa donazione avvenne nel 2013, in un periodo di estrema fragilità fisica e psicologica della donna, convinta all’epoca di essere in fin di vita a causa di un grave virus.

L’influenza del caso Sgarbi sulla decisione finale

A spingere Corinne Clery verso questa forma di autotutela è stata anche la cronaca recente. La donna si è detta profondamente turbata dalle vicende legate a Vittorio Sgarbi, traendone una lezione fondamentale sulla necessità di avere un garante ufficiale. Richiedendo preventivamente un amministratore di sostegno, l’attrice punta a neutralizzare ogni tentativo di delegittimazione della sua capacità di intendere e volere. Questa scelta le permette oggi di dormire sonni tranquilli, consapevole che i suoi interessi saranno difesi da una figura terza e super partes.

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