Cosmetici per minori, Sephora e Benefit sotto accusa: cosa è successo
Tutela dei minori e marketing cosmetico nel mirino: l’Antitrust avvia procedimenti su Sephora Italia, Benefit LLC e LVMH Profumi e Cosmetici Italia.
Negli ultimi tempi si è acceso un forte interesse attorno alla diffusione dei cosmetici tra i minori, una tendenza che riguarda anche brand di rilievo come Sephora e Benefit, soprattutto per le modalità con cui tali prodotti vengono presentati e promossi ai giovani attraverso negozi fisici e piattaforme digitali. Sulla vicenda è intervenuta l’Antitrust: ecco cosa sta accadendo.
Il fenomeno della ‘cosmeticoressia’ e le implicazioni sulla salute
Il fenomeno si inserisce nel più ampio quadro della cosiddetta “cosmeticoressia”, una tendenza che descrive l’interesse crescente – talvolta eccessivo – verso routine di skincare anche in età precoce. L’uso sistematico di prodotti contenenti ingredienti attivi come retinolo, acidi esfolianti o complessi anti-age può risultare non appropriato per pelli ancora in sviluppo. Dermatologi e specialisti evidenziano che applicazioni frequenti e combinate possono causare irritazioni, sensibilizzazioni cutanee e squilibri della barriera epidermica; in alcuni casi, si ipotizzano anche effetti indiretti sull’equilibrio ormonale. Oltre all’aspetto estetico, quindi, emergono potenziali implicazioni di salute che rendono il fenomeno oggetto di crescente attenzione da parte delle istituzioni.
Cosmetici per minori, Antitrust indaga su Sephora e Benefit
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato distinti procedimenti istruttori nei confronti di Sephora Italia S.r.l., Benefit Cosmetics LLC e LVMH Profumi e Cosmetici Italia S.r.l.. L’iniziativa nasce da verifiche su presunte pratiche commerciali scorrette legate alla promozione e alla vendita di prodotti cosmetici pensati per adulti ma presentati o resi attrattivi anche per un pubblico minorenne, inclusi bambini sotto i 10-12 anni. Le attività ispettive, svolte con il supporto del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno incluso controlli sia nei punti vendita sia sugli strumenti digitali utilizzati per la comunicazione commerciale.
Le contestazioni dell’Autorità, come riportato da Sky Tg24, si concentrano su due fronti principali. In primo luogo, viene segnalata una possibile carenza informativa: indicazioni d’uso, avvertenze e precauzioni risulterebbero assenti, incomplete o poco evidenti, soprattutto in relazione a prodotti non formulati per la pelle dei minori. Questo aspetto riguarderebbe sia la distribuzione fisica sia i canali online, dove la presentazione dei prodotti potrebbe non evidenziare in modo adeguato i limiti d’utilizzo. In secondo luogo, viene contestato l’impiego di tecniche promozionali basate su contenuti veicolati da micro-influencer molto giovani, considerate particolarmente efficaci nel raggiungere un pubblico altrettanto giovane e influenzabile.
Secondo l’Autorità, tali strategie si configurerebbero come una forma di comunicazione commerciale indiretta, capace di incidere sulle scelte di consumo senza un adeguato livello di consapevolezza da parte degli utenti più giovani. Il ricorso a micro-influencer adolescenti o poco più che bambini contribuirebbe a creare un effetto di immedesimazione e fiducia, rendendo i messaggi pubblicitari meno riconoscibili come tali. In questo contesto, l’Autorità parla di approcci “particolarmente insidiosi”, poiché in grado di sfruttare la naturale propensione all’imitazione tipica dell’età evolutiva, trasformando contenuti estetici in leve commerciali.
Cosmetici per minori: l’indagine dell’Antitrust e le reazioni delle aziende
In seguito all’apertura dei procedimenti, le società coinvolte hanno diffuso una nota congiunta in cui dichiarano:
“Sephora, Benefit and LVMH P&C Italia confermano di essere state informate del procedimento istruttorio avviato dall’AGCM . Poiché l’indagine è in corso, Sephora, Benefit e LVMH P&C Italia non sono nella posizione di rilasciare ulteriori commenti in questa fase; tuttavia esprimono la loro piena disponibilità a collaborare con le autorità. Tutte le società ribadiscono di operare nel rigoroso rispetto delle normative applicabili”.
Al momento, dunque, il procedimento è ancora in fase preliminare e dovrà chiarire l’eventuale sussistenza delle pratiche contestate, nonché valutare se le modalità di comunicazione e promozione adottate risultino conformi alle regole sulla tutela dei consumatori.