Strage di Crans Montana: Dio dov’era?
La lettera di don Davide
Strage di Crans Montana: ma Dio dov’era? Una domanda per don Davide Banzato, da 10 anni alla guida di I viaggi del cuore su Canale 5.
La tragedia a Crans Montana da giorni sconvolge il mondo intero
Sono tre giorni che a casa non riusciamo a parlare d’altro. Le testimonianze, i telegiornali, le lacrime cui assistiamo dopo la strage degli innocenti a Crans Montana non ci abbandona.
Sono cristiano, di una Fede scossa anche da fatti di questo genere, una Fede cui faccio appello nella preghiera quando non trovo soluzioni.
Prego, ma mi domando: Dio dov’era? E l’ho ripetuto tutte le volte che ho affrontato una morte ingiusta, e ne ho affrontate già troppe.
«Come è possibile che Dio permetta una strage come quella di Crans Montana?», l’ho chiesto a un teologo che conosco anche come amico, Don Davide Banzato, quello che vediamo in Tv ne I viaggi del cuore e ha una rubrica su Novella 2000.
A Don Davide ho raccontato che conosco il posto, Crans. Mio cognato ha una casa, e per caso, per puro caso, visto che ci sarebbero dovuti andare, i suoi nipoti non erano a Le Costellation, ma due loro amici sì. Ora sono ricoverati e c’è un altro amico, di mia nipote, anche lui coinvolto.
I responsabili, perché ci sono, che siano i proprietari, o chi ha fatto i lavori, o chi doveva controllarli negli ultimi dieci anni, continueranno a vivere, a godere anche dei profitti guadagnati, mentre decine di genitori vivranno in un ergastolo emotivo senza fine come i sopravvissuti con le loro cicatrici, a ricordargli ogni mattina quello che hanno vissuto, le immagini dei corpi devastati dalle fiamme, le urla, la disperazione.
Mia moglie Betta prega in silenzio da due notti, e una coltre ci cemento ci opprime il cuore.
La lettera di don Davide
Non so se la risposta di don Davide possa essere d’aiuto a chi non sa darsi pace per quello che è successo. Mi ha colpito quello che scrive alla fine della sua lettera: «Dio non ci ha abbandonati. Egli consulta il nostro dolore e cammina con noi nella notte, mentre il nostro cuore resta aperto al pianto e alla speranza che un giorno ogni lacrima sarà asciugata».
Ecco la sua lettera:
Caro Direttore,
in queste ore abbiamo davanti agli occhi una tragedia che scuote profondamente: un incendio devastante scoppiato nella notte di Capodanno nel locale Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera, ha causato circa 40 vittime e oltre 100 feriti, molti dei quali giovani e in condizioni gravi. Investigatori e autorità stanno cercando di capire come un momento di festa abbia potuto trasformarsi così rapidamente in orrore, e stanno esaminando se siano stati rispettati tutti gli standard di sicurezza e come il fuoco si sia propagato così in fretta in un locale affollato.
Mi chiede: come è possibile che Dio permetta una simile strage? Davvero una domanda che nasce dal cuore ferito di chi piange, di chi prega senza riuscire a trovare pace, di chi si sente schiacciato da una coltre di dolore e di ingiustizia.
Prima di tutto, non è Dio che vuole il male né la sofferenza. Il cristianesimo non ci insegna che Dio causa le catastrofi o che le tragedie siano un Suo strumento di punizione. Dio è Amore, e soffre con noi. Nel Vangelo vediamo un Dio che non ci lascia soli nel nostro pianto, che nel mistero della Croce non si allontana dalla sofferenza umana ma la abbraccia e la trasforma. Gesù stesso piange davanti alla morte di Lazzaro pur sapendo che lo risusciterà (cf. Giovanni 11,35): la sofferenza non è estranea a Dio, ma lo tocca profondamente.
La libertà umana e la fragilità del mondo creato comportano rischi reali. In un locale affollato, in una attività di festa, bastano piccoli gesti imprudenti o un errore materiale per scatenare una catastrofe, come sembra essere accaduto con delle scintille che hanno innescato un incendio fatale. Le indagini stanno ancora valutando le cause, ma la realtà è che errori umani e limiti tecnici possono causare danni immensi.
Dio non toglie sempre questi limiti dalla nostra esistenza. Spesso ci lascia sperimentare in prima persona le conseguenze di una creazione che attende ancora la pienezza della salvezza.
Allo stesso tempo, Dio non ci abbandona nel dolore. Egli è vicino alle famiglie che piangono, ai genitori che non trovano risposta al loro grido, a chi non riesce a dormire perché prega per i figli. La fede cristiana non scioglie il mistero del dolore, ma dà una presenza. Cristo crocifisso che è con noi nel buio della notte, nella disperazione e nel pianto. La preghiera che Sua moglie sta facendo è già un atto di fiducia. Non nella spiegazione razionale del perché ciò sia accaduto, ma nella certezza che Dio ascolta e porta nel Suo cuore ogni lacrima (cf. Apocalisse 21,4).
Infine, come comunità di fede siamo chiamati non solo a interrogare il cielo, ma anche le nostre responsabilità umane: a chiedere verità e giustizia, a sostenere chi soffre, a vigilare perché strutture e norme di sicurezza siano rispettate affinchè tragedie simili non si ripetano. La fede cristiana non toglie la responsabilità umana dalle nostre scelte.
Caro Direttore, davanti a una strage come quella di Crans-Montana non ci sono risposte semplici, ma c’è una presenza che non ci lascia soli. Possiamo dire a chi legge e a chi soffre: Dio non ci ha abbandonati. Egli consulta il nostro dolore e cammina con noi nella notte, mentre il nostro cuore resta aperto al pianto e alla speranza che un giorno ogni lacrima sarà asciugata.
Con affetto e preghiera,
don Davide Banzato
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