I Duran Duran sono tornati a infiammare l’Italia. Verona, Caserta e Udine li hanno accolti in un’atmosfera carica di entusiasmo, trasformando ogni concerto in un viaggio attraverso la musica, le emozioni e i ricordi di più generazioni. Sul palco, le note di Wild Boys, Save a Prayer e degli altri grandi successi hanno riportato il pubblico indietro nel tempo, agli Anni ’80, quando non erano semplicemente una band, ma un vero e proprio fenomeno di costume. Erano gli anni dei videoclip, dei look eccentrici, dei poster nelle camerette e delle interminabili fantasie adolescenziali. Simon Le Bon era il sogno di un’intera generazione: diciamolo, tutte volevano sposarlo. Compresa me.

Le loro esibizioni italiane erano allora un autentico delirio collettivo. E oggi, a distanza di oltre quarant’anni, quell’entusiasmo non sembra essersi spento. È cambiato il pubblico, sono cambiate le tecnologie e sono cambiate le modalità di ascoltare la musica, ma la capacità dei Duran Duran di coinvolgere resta intatta. La vera sorpresa, però, è che la band non vive soltanto di nostalgia. 

Cosa vi spinge a continuare a sperimentare con il vostro sound dopo tutti questi anni?

 

Roger Taylor: A tutti noi piace “vivere il presente” dal punto di vista musicale e ascoltiamo molta musica nuova, il che è fonte di grande ispirazione. Inoltre, la nostra musica contiene elementi molto diversi tra loro, quindi non siamo vincolati a un unico stile; questo ci permette di cambiare rotta e intraprendere una nuova direzione in qualsiasi momento.

 

Se poteste collaborare con un artista di oggi, chi scegliereste?

 

John Taylor: Mmm… Hans Zimmer.

 

Come pensate che l’era digitale abbia ridefinito il concetto di icona musicale?

 

Nick Rhodes: Oggi è possibile raggiungere istantaneamente un pubblico vastissimo in tutto il mondo e, per noi artisti, questo permette anche di comunicare direttamente con i fan. I brani sono disponibili ovunque e in qualsiasi momento. Molte persone stanno scoprendo generi musicali diversi – a prescindere dal genere o dall’epoca in cui sono stati creati – grazie ai servizi di streaming e alla navigazione online. Quindi, solo il tempo ci dirà quali icone sopravviveranno e si affermeranno nonostante i cambiamenti epocali vissuti negli ultimi due decenni.

 

Come trascorrete solitamente il tempo poco prima di salire sul palco?

 

R.T.: Per me, il riposo è fondamentale. Mi piace salire sul palco con la massima energia e concentrazione. Altrimenti, quando suoni a pieno ritmo per 90 minuti o più, può diventare un’impresa ardua. Quindi… di questi tempi non mi troverete in un bar la sera prima del concerto.

 

Cosa vi ispira al di fuori del mondo della musica, di questi tempi?

 

Simon Le Bon: Abbiamo sempre tratto ispirazione da ogni sorta di ambito esterno alla musica: arte, moda, cinema, tecnologia. Personalmente, la natura è per me una grande fonte di ispirazione. C’è un senso di libertà che deriva dal contatto con il mondo naturale, specialmente con l’oceano. È rigenerante.

 

Se poteste dire qualcosa a voi stessi degli Anni ’80, cosa direste?

 

  1. R. T.: Sarà un lungo viaggio, e tutto sta accadendo esattamente come deve accadere!

 

Quale sperate che sia l’eredità dei Duran Duran?

 

  1. N. R.: Spero che sia ancora un po’ presto per pensarci! Credo che vorrei che venissimo ricordati soprattutto per le nostre canzoni… E forse per il nostro modo di accogliere le tecnologie moderne.

 

Che tipo di musica state creando oggi e per chi?

 

  1. S. L. B.: Il nostro ultimo singolo, Free To Love, è nato dalla collaborazione con un nostro grande amico, il leggendario Nile Rodgers, che vi ha infuso il suo inconfondibile groove. È musica disco in chiave anni 2020: ritmata, vivace e dotata di un’energia contagiosa. Lo stiamo suonando dal vivo per la prima volta in questo tour ed è stato fantastico vedere un’accoglienza così calorosa. È il brano perfetto per la pista da ballo: fa davvero scatenare il pubblico.

 

  1. J. T.: Quanto al pubblico a cui ci rivolgiamo, abbiamo sempre creduto nell’importanza di creare un’atmosfera accogliente ai nostri concerti, sia per i fan che ci seguono dagli inizi sia per chi ci scopre solo ora. Una stessa canzone può toccare persone diverse per motivi diversi. E Free To Love ha un messaggio universale: parla del coraggio di essere liberi, di scegliere la strada dell’amore anziché quella dell’odio. Ed è qualcosa chesta davvero risuonando profondamente proprio ora.
Photo Stephanie Pistel