Enzo Iacchetti contro Meta: diffida per i fotomontaggi che lo accostano al nazismo
Enzo Iacchetti diffida Meta e passa alle vie legali per tutelare la propria reputazione online Il mondo dei social…
Enzo Iacchetti diffida Meta e passa alle vie legali per tutelare la propria reputazione online
Il mondo dei social media finisce nuovamente nel mirino della giustizia a causa della diffusione di contenuti manipolati e gravemente offensivi. Enzo Iacchetti, volto storico del tg satirico Striscia la Notizia, ha deciso di rompere il silenzio intraprendendo un’azione legale decisa contro Meta Platforms. Al centro della vicenda troviamo una serie di post diffamatori apparsi su Facebook che sfruttano l’immagine del conduttore in contesti definiti dai legali come inaccettabili e lesivi della dignità umana. La diffida punta a ottenere la rimozione immediata di fotomontaggi che accostano l’artista a ideologie estremiste, inquinando il dibattito pubblico con messaggi d’odio.
La battaglia del conduttore contro l’odio online
Secondo quanto emerso dalla documentazione legale presentata a Meta Platforms Ireland e alla sede centrale americana, alcuni contenuti ritraggono Iacchetti con tratti somatici che richiamano esplicitamente l’estetica nazista. Questi attacchi non rappresentano soltanto una violazione del diritto d’immagine, ma costituiscono una vera e propria aggressione alla serenità morale dell’uomo. Oltre alla richiesta di cancellazione dei post, l’avvocato di Iacchetti esige l’adozione di filtri preventivi per evitare che tali falsità possano circolare nuovamente. Non si tratta solo di una questione personale: l’azione punta a denunciare l’uso distorto delle piattaforme digitali come strumenti di denigrazione sistematica e calunnia.
Querele in arrivo per gli autori dei post e richieste di risarcimento danni
L’offensiva giudiziaria non si ferma ai vertici del colosso guidato da Mark Zuckerberg. Enzo Iacchetti ha infatti annunciato denunce-querele dirette contro i singoli utenti responsabili della creazione e condivisione di questi contenuti mendaci. Le ipotesi di reato spaziano dalla diffamazione aggravata all’istigazione all’odio. L’obiettivo dell’attore è chiaro: ottenere giustizia in sede civile e penale per i danni reputazionali subiti. Questa vicenda riaccende il dibattito sulla responsabilità dei provider e sulla necessità di una vigilanza più stretta per contrastare la proliferazione di fake news che colpiscono i personaggi pubblici, minacciando la loro incolumità psicologica e professionale.
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