Israele potrebbe lasciare l’Eurovision 2026: cosa sta succedendo davvero
Eurovision Song Contest 2026, Israele e l’ipotesi clamorosa: lasciare l’Europa per lo show asiatico.
L’Eurovision Song Contest 2026 arriva a Vienna tra musica, spettacolo e forti tensioni politiche. La partecipazione di Israele ha acceso proteste internazionali, trasformando il celebre concorso musicale in uno degli eventi più discussi dell’anno. In questo clima acceso, cresce anche l’attesa per la gara e per l’Italia, rappresentata da Sal Da Vinci con “Per sempre sì”.
Vienna accende i riflettori sul grande show dell’Eurovision 2026
Nonostante le controversie, l’Eurovision Song Contest celebra il suo 70° anniversario con una produzione imponente ospitata alla Wiener Stadthalle di Vienna. La manifestazione, in programma dal 12 al 16 maggio 2026, vedrà l’Italia rappresentata da Sal Da Vinci con il brano “Per sempre sì”, vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo. L’artista napoletano accederà direttamente alla finale e, secondo i bookmaker, figura tra i principali candidati alla vittoria.
La prima semifinale sarà trasmessa su Rai 2 dalle 21.00 con la conduzione italiana affidata a Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini. Sul palco viennese saliranno anche Victoria Swarovski e Michael Ostrowski, volti scelti per guidare lo show internazionale. Tra gli omaggi più attesi della serata ci sarà “L’amour est bleu”, storico brano dell’edizione del 1967, interpretato da un coro composto da 70 elementi, “uno per ogni anno del concorso”. Grande attenzione sarà dedicata anche all’inclusività: Rai Pubblica Utilità garantirà sottotitoli, audiodescrizioni e traduzione integrale in Lingua dei Segni Italiana durante la finale.
Le polemiche e il clima di tensione attorno all’Eurovision 2026
L’Eurovision Song Contest 2026 si apre in un clima particolarmente acceso, segnato dalle polemiche legate alla presenza di Israele nella competizione. La partecipazione dello Stato israeliano ha infatti generato una forte ondata di contestazioni internazionali, culminata con il ritiro di cinque Paesi: Spagna, Irlanda, Islanda, Paesi Bassi e Slovenia. Parallelamente, oltre mille artisti e band internazionali hanno aderito a un appello per il boicottaggio della manifestazione, tra cui Peter Gabriel e i Massive Attack, mentre in Francia anche la CGT dello spettacolo ha diffuso una lettera aperta contro la partecipazione israeliana.
A Vienna, città ospitante dell’evento, sarebbero previste manifestazioni sia pro Palestina sia a sostegno di Israele, segno di un’edizione che va oltre la semplice competizione musicale. Il ministro della Cultura tedesco Wolfram Weimer ha definito gli inviti al boicottaggio “dolorosi”, ribadendo al quotidiano Augsburger Allgemeine il proprio sostegno alla presenza israeliana: “Mi sono impegnato fin da subito nella causa affinché Israele potesse cantare”. Il ministro ha inoltre confermato la sua partecipazione all’evento nella capitale austriaca, sottolineando l’importanza simbolica della manifestazione.
Eurovision 2026, Israele verso l’addio? L’ipotesi che cambia tutto
Secondo quanto riportato da Ynet, Israele starebbe valutando un possibile addio all’Eurovision europeo per entrare nella nuova competizione asiatica in fase di sviluppo. L’idea sarebbe già stata discussa informalmente con alcuni Paesi che avrebbero aderito o starebbero negoziando l’ingresso nel progetto “Eurovision Asia”. Tuttavia, alcune resistenze interne e internazionali renderebbero ancora incerta la reale fattibilità del trasferimento.
La nuova manifestazione asiatica dovrebbe svolgersi a Bangkok entro novembre 2026 e avrebbe già ottenuto l’adesione di dieci nazioni, tra cui Thailandia, Corea del Sud, Filippine, Vietnam e Malesia. L’eventuale ingresso di Israele rappresenterebbe un cambiamento storico per il Paese, che da decenni partecipa alla competizione europea. Le discussioni attorno a questa possibilità riflettono il crescente isolamento politico e culturale che il Paese sta vivendo all’interno dell’evento musicale continentale.