Quasi 800.000 euro dal ministero della Cultura per il progetto Netflix, tra polemiche e applausi sul web

Una docuserie che fa discutere

Quasi 800.000 euro arrivano dal ministero della Cultura per finanziare la docuserie su Fabrizio Corona. Il progetto, dal titolo “Fabrizio Corona – Io sono notizia”, è stato presentato su Netflix lo scorso 9 gennaio e racconta la vita turbolenta dell’ex re dei paparazzi. Una cifra che ha acceso immediatamente il dibattito tra gli utenti, divisi tra indignazione e plauso.

I numeri dietro il progetto

La docuserie, diretta da Massimo Cappello e prodotta dalla Bloom Media House, ha richiesto un investimento totale di circa 2,5 milioni di euro. Di questa somma, 793.629 euro sono stati erogati sotto forma di tax credit dal ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli. Si tratta di un sostegno pubblico significativo, destinato a una produzione che esplora scandali, controversie e trasformazioni sociali della recente storia italiana.

Dentro la vita di Corona

Il racconto non si limita agli episodi più noti, ma si immerge nella complessità della persona Corona: i rapporti familiari, le relazioni sentimentali e l’ossessione per il denaro. La docuserie ospita interventi di volti noti del giornalismo e dello spettacolo, da Marco Travaglio a Lele Mora, offrendo una narrazione a più livelli tra cronaca, costume e introspezione personale.

La reazione del pubblico

Il web è subito diviso. C’è chi commenta con disprezzo: “Che tristezza”, “Follia italiana”, “Assurdo”. E chi difende la scelta: “È su Netflix, mica in prima serata sulla Rai”, “Il problema dov’è?”, “Per fortuna non esiste un tribunale morale che decide cosa finanziare con soldi pubblici”. I commenti si moltiplicano sotto il tweet del giornalista Giuseppe Candela, rilanciando la notizia e alimentando il dibattito.

Corona e le polemiche

Non sorprende che Corona risponderà alle critiche. Del resto, il personaggio ha sempre saputo far parlare di sé, tra scandali e provocazioni mediatiche. Questa volta, però, la discussione passa dai gossip al terreno della politica culturale: fino a che punto lo Stato deve sostenere progetti controversi ma di richiamo mediatico?