Caso Garlasco, mamme a confronto: il dramma che nessuno racconta
È sempre Cartabianca ha messo a confronto due dolori diversi: quello della mamma di Sempio e quello della mamma di Stasi.
Il caso Garlasco continua a tenere gli italiani con il fiato sospeso. Nel programma È sempre Cartabianca sono stati messi a confronto due dolori diversi, quello della mamma di Andrea Sempio e quello della mamma di Alberto Stasi.
Garlasco, le lettere della mamma di Sempio alla mamma di Stasi
Nella puntata del 19 maggio, la trasmissione È sempre Cartabianca ha parlato del caso Garlasco, che sta scuotendo l’opinione pubblica da tempo. La Procura di Pavia ha da poco chiuso le indagini, stabilendo che a uccidere Chiara Poggi è stato Andrea Sempio, che però si dichiara innocente. Durante la puntata si è parlato di due donne che stanno vivendo entrambe un forte dolore, la mamma dei due uomini coinvolti in questo caso. Si è parlato delle parole dure che la madre di Sempio ha avuto nei confronti della mamma di Stasi, tramite due lettere.
Nella prima, la madre di quello che oggi è l’unico indagato per il delitto di Garlasco, ha raccontato di aver lavorato come vigilante penitenziaria nel carcere di Voghera, sottolineando che la sua famiglia “pagherà per anni per qualcosa di ingiusto, mio figlio è innocente. Ci siamo riempiti di debiti per pagare gli avvocati, ci avere rovinati“. Nella seconda lettera è stata ancora più dura, si è rivolta a Stasi dicendo “non ho intenzione di insultarti, ti basta guardarti allo specchio la mattina” e alla madre dell’uomo, Elisabetta Ligabò, ha scritto “se guarda negli occhi suo figlio e vede un innocente le consiglio una bella visita oculistica“. Ha usato parole dure, spiegando di aver perso migliaia di euro per le loro indagini difensive. Parole dure, di forte astio, che mostrano due modi di reagire al dolore diversi.
Caso Garlasco: mamma di Sempio e mamma di Stasi a confronto
Nella trasmissione È sempre Cartabianca si è parlato di queste lettere e le parole della mamma di Sempio sono state definite “inopportune” dalla giornalista Alessandra Viero, anche se si parla di una donna esasperata e di una famiglia sul lastrico per le spese di difesa. L’atteggiamento che Sempio ha avuto a Quarto Grado è stato definito più maturo, visto che ha dichiarato di non sentirsi vittima della giustizia, che deve fare il suo corso. Presente in studio anche l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Stasi, che ha voluto precisare di non aver mai giudicato i comportamenti di chi soffre. “Mi limito a dire una cosa, c’è una donna che si chiama Elisabetta, vent’anni fa aveva due amori, uno si chiamava Nicola, e non c’è più, morto per una malattia autoimmune un anno dopo l’annullamento dell’assoluzione, l’altro si chiama Alberto ed è in carcere da dieci anni e mezzo. Quante lettere avrebbe potuto scrivere la mamma di Alberto? A tante persone, a chi ha cancellato l’alibi del computer, a chi ha ribaltato il pigiama della povera Chiara con le impronte dell’assassino, a chi ha parlato per anni e anni di immagini pedopornografiche che non c’erano, quante lettere avrebbe potuto scrivere?” ha spiegato il legale.
Da qui si nota la differenza tra la dimostrazione del dolore della mamma di Andrea Sempio e quella della mamma di Alberto Stasi. De Rensis ha specificato che la mamma di Stasi è “una donna che vive in silenzio il suo dolore con una dignità unica“. Il legale ha poi voluto aggiungere che, ovviamente, al di là di tutti gli altri discorsi, “la prima e unica grande vittima è Chiara“. Il giornalista Marco Oliva ha cercato di analizzare il comportamento delle due donne, dando ragione all’avvocato. “Siamo di fronte a due mamme che hanno vissuto un dolore e hanno reagito diversamente” ha dichiarato. Da un lato la mamma di Sempio, convinta che il figlio fosse tirato in mezzo in una vicenda in cui non c’entrava nulla, che ha scritto lettere fuori luogo con parole molto dure. Dall’altro la mamma di Stasi, che riteneva il figlio innocente e ha pagato investigatori privati per raccogliere prove contro Sempio, ma che ha sempre vissuto il suo dolore in modo dignitoso e silenzioso.