Discorso di Sergio Mattarella: appello ai cittadini e ai giovani a costruire il futuro della Repubblica

Nel messaggio di fine anno, Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella rivolge un appello ai cittadini, e in particolare ai giovani, invitandoli a sentirsi responsabili del proprio domani e del destino della Repubblica. Il Presidente parla con tono fermo e umano, ricordando quanto il Paese abbia bisogno della partecipazione attiva delle nuove generazioni per affrontare le sfide di un’epoca complessa.

Mattarella richiama alla pace e al dialogo tra i popoli

Il discorso si apre con un riferimento ai conflitti internazionali. Le immagini delle città ucraine devastate, dei civili al freddo, dei neonati di Gaza colpiti dalla guerra rendono evidente quanto il mondo chieda pace. Per Mattarella la pace non è solo assenza di guerra, ma un modo di pensare, un atteggiamento fondato sul rispetto reciproco e sulla rinuncia alla prevaricazione. Disarmare le parole, moderare il linguaggio e non cedere all’odio significa costruire ogni giorno le basi di una convivenza civile. Il Presidente esorta tutti a non farsi paralizzare dal fatalismo, ma a chiedersi cosa ciascuno possa fare concretamente.

Gli 80 anni della Repubblica: un patrimonio da difendere

Nel 2026 si celebreranno gli 80 anni della Repubblica Italiana, un traguardo che Mattarella definisce breve nella grande storia, ma decisivo per la nostra identità nazionale. Ricorda il voto delle donne come simbolo di democrazia e le intense giornate in cui l’Assemblea Costituente, pur nelle differenze politiche, lavorava alla stesura della Costituzione. L’Italia del dopoguerra è giovane e dinamica, proiettata verso l’Europa e legata alle relazioni transatlantiche che hanno sostenuto la ricostruzione.

Nel suo racconto scorrono le immagini delle riforme sociali, della nascita del Servizio Sanitario Nazionale, dello sviluppo industriale ed economico, dello statuto dei lavoratori che ha sancito diritti e dignità. Cultura, arte, cinema, musica e Rai diventano strumenti di crescita collettiva, così come lo sport, capace di unire e di trasmettere valori come inclusione e amicizia.

Memoria e legalità: i volti che hanno segnato il Paese

Mattarella ricorda i momenti più difficili della storia italiana, dalle stragi al terrorismo, fino al sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, diventati simboli di legalità e coraggio. L’Italia ha saputo superare la notte della Repubblica grazie all’unità delle istituzioni e della società civile. Anche lo sport ritorna nel discorso come fonte di orgoglio nazionale, dal ricordo delle Olimpiadi di Roma 1960 alle attese per Milano-Cortina, e come antidoto concreto contro violenza e dipendenze.

L’Italia apprezzata nel mondo e le sfide di oggi

Nel mondo l’Italia è oggi riconosciuta per la creatività, la manifattura, il patrimonio artistico e la cucina, elementi che contribuiscono all’immagine positiva del Paese. Tuttavia, il Presidente invita a non ignorare le contraddizioni ancora presenti, come le diseguaglianze, la povertà e la corruzione. La coesione sociale è un bene prezioso e fragile, che richiede cura costante, consapevolezza e senso civico.

Secondo Mattarella, viviamo in un’epoca globale in cui emergono nuove crisi ambientali, tecnologiche e sanitarie, ma nessun ostacolo è più grande della nostra democrazia quando è vissuta e difesa nella quotidianità.

“La Repubblica siamo noi”: il cuore del messaggio

Il Presidente ribadisce che la Repubblica non è un’entità distante, ma la somma delle azioni e delle responsabilità di tutti i cittadini. Ognuno ha un ruolo nel futuro del Paese e nessuno può chiamarsi fuori. Il bene comune esiste solo se condiviso e alimentato ogni giorno.

L’appello a giovani: non rassegnatevi

La parte più intensa del discorso è l’appello diretto ai giovani. Mattarella li invita a non lasciarsi definire come distaccati o arrabbiati, a non rassegnarsi e a essere protagonisti. Chiede coraggio, visione e capacità di scegliere il proprio futuro, come fece la generazione che ottant’anni fa costruì l’Italia moderna.

Il suo saluto finale, «Buon 2026», diventa un augurio ma anche una chiamata all’azione: il futuro della Repubblica passa attraverso le mani dei suoi cittadini, soprattutto dei giovani.