“New Generations” è la trasmissione che vuole aiutare i giovani a entrare nel magico mondo dello spettacolo

Marcello Favola è il creatore di “New Generations”, programma che apre le porte della TV ai talenti emergenti della Generazione Z. Offre loro un’opportunità concreta per farsi strada nel mondo dello spettacolo. La “nuova generazione” è spesso considerata una covata di “brutti anatroccoli”: la società dovrebbe proteggerli, ma non sempre è all’altezza, perché è una società crudele, che cerca di uniformare i giovani a standard elevatissimi, li sminuisce se non rispettano alcuni canoni (un determinato lavoro, vestiti firmati e corpo conforme a certe misure). L’obiettivo di Marcello Favola, creatore di “New Generations”, è proprio quello di aiutare gli anatroccoli a trasformarsi in cigni.

Che tipo di programma è “New Generations”?

«Un varietà, una sorta di rivisitazione moderna di “Non è la Rai”: punta a dare spazio a giovani senza esperienza. Vogliamo creare un ambiente dove possano esprimere personalità e talento senza essere filtrati o costruiti. Questo format permette di mettersi alla prova in diversi ambiti dello spettacolo, moda, televisione e pubblicità, in un clima autentico e sincero».

Come mai hai scelto proprio un format simile a quello che rese celebri molte ragazze negli anni ’90?

«L’idea nasce dal mio percorso. Ho iniziato negli anni ’90 come stagista con Gianni Boncompagni a “Non è la Rai.” Da allora ho sempre voluto creare qualcosa di simile, ma attuale, per una generazione che spesso si sente disorientata. Quella degli anni ‘90 e quella di oggi hanno lo stesso desiderio di esprimersi, di fare esperienza, ma oggi i giovani hanno bisogno di modelli più vicini a loro».

Cosa rende unico “New Generations” rispetto ad altri format?

«L’attenzione alla crescita personale. Il programma non è solo intrattenimento: è una palestra per i giovani, un’opportunità per affrontare il palco, acquisire autostima e sicurezza. Non vogliamo solo trovare un talento, vogliamo che i ragazzi scoprano e accettino se stessi, che imparino a superare paure e insicurezze e che escano da qui arricchiti».

Come vengono scelti i ragazzi che partecipano al programma?

«Offriamo opportunità dirette ai ragazzi. Selezioniamo quelli con personalità e carattere, ma diamo supporto a tutti, con contratti che garantiscono un ruolo preciso nei nostri progetti. Se è richiesta una formazione specifica, investiamo sul loro sviluppo. Ogni partecipante deve portare qualcosa di autentico, perché la televisione ha bisogno di volti nuovi e reali».

Quanto è importante l’autenticità per emergere in televisione?

«È tutto. La gente vuole persone vere, non costruite. Vogliamo far emergere personalità genuine, ragazzi che siano capaci di lasciare il segno senza rinunciare alla propria identità. Questo li rende unici e li aiuta a distinguersi».

Qual è il tuo obiettivo principale con questo progetto?

«Il mio sogno è vedere ogni partecipante trovare il suo spazio e che tutti possano emergere. Desidero che i giovani sentano di avere un ruolo unico e una propria identità. Voglio donare a ciascuno quel momento di visibilità che possa diventare un punto di partenza, farli sentire “vivi” e speciali, offrendo loro occasioni di crescita artistica e personale».

C’è qualche storia che ti è rimasta particolarmente impressa?

«Una in particolare. Un nostro giovane modello, dopo un grave incidente, si risvegliò dal coma cantando “Mamma Maria” dei Ricchi e Poveri, che aveva interpretato nel nostro programma prima di quel tragico evento. Sapere che quell’esperienza era rimasta così impressa in lui è stato emozionante. È un esempio del potere che queste esperienze possono avere».

Quali progetti sono collegati a “New Generations”?

«Oltre al programma, organizziamo shooting fotografici in città d’arte, collaborazioni con boutique e brand, partecipazioni a eventi come le Fashion Week. Inoltre, offriamo ai ragazzi opportunità in spot pubblicitari per marchi prestigiosi e copertine su riviste di moda».

Come riesci a entrare in sintonia con la Generazione Z, i ragazzi di oggi?

«Li faccio sentire unici e irripetibili, concentrandomi su ogni singolo aspetto della loro crescita artistica, dal look alla sicurezza personale. Il nostro approccio è collaborativo: non decidiamo per loro, ma li guidiamo a sviluppare le proprie idee».

Che consiglio daresti ai giovani che desiderano entrare nel mondo dello spettacolo?

«Essere umili, studiare, lavorare con produzioni serie. Molti, appena entrano in TV, pensano di essere arrivati, ma questo settore richiede preparazione continua e la guida di persone competenti».

Cosa ti auguri per “New Generations”?

«Di approdare sulla TV generalista: lì potremmo dar maggior visibilità a questi giovani talenti. Per me, sarebbe un’opportunità per esprimere la mia creatività e il mio amore per la TV, offrendo ai giovani una vera chance di realizzare i sogni».

Seguite Novella 2000 anche su: FacebookInstagram e X