Oggi è il 34esimo anniversario della strage di Capaci. Il 23 maggio del 1992 perse la vita, in un agguato pianificato, il giudice Giovanni Falcone assieme a Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, la sua scorta. Oltre alla moglie di Falcone, Francesca Morvillo. Ma la sua figura illustre e la sua battaglia contro la mafia, a distanza di più di 30 anni, non è mai stata dimenticata. «Chi glielo fa fare? “Soltanto lo spirito di servizio”». È la risposta del magistrato a un giornalista in tv sulla sfida coraggiosa intrapresa. Con la sua azione mirata e meticolosa si è arrivati al Maxiprocesso del 1986. Un evento storico dal punto di vista giudiziario per il nostro Paese, con 360 condanne inflitte ai principali boss di Cosa nostra.

Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone, e Vincenzo Di Fresco, presidente del Museo del presente “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”

Il rispetto delle istituzioni e lo smisurato senso del dovere del giudice Falcone

«Quando lo Stato chiama, bisogna andare». Un principio che nella famiglia Falcone trova la sua massima espressione, con altri due parenti caduti valorosamente nei due conflitti mondiali. Per amore della patria e smisurato senso del dovere.  Oggi, dopo 34 anni, il ricordo del magistrato è ancora forte, grazie anche al lavoro incessante della sorella Maria che ne tiene viva la memoria con le nuove generazioni, attraverso la Fondazione Falcone. Una realtà che promuove negli istituti scolastici l’operato del fratello, ma anche la divulgazione di valori importanti quali il rispetto delle istituzioni, la coscienza civica e la legalità. L’intervista di Umberto Mortelliti a Maria Falcone sul numero di Novella 2000 in edicola. Per avere la tua copia digitale di Novella 2000 a metà prezzo clicca QUI
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