Rivolta in Iran: in fiamme palazzo governativo di Teheran e blackout digitale totale
La rabbia popolare travolge la capitale mentre il regime tenta di oscurare il Paese isolandolo dal resto del mondo Le…
La rabbia popolare travolge la capitale mentre il regime tenta di oscurare il Paese isolandolo dal resto del mondo
Le strade dell’Iran bruciano sotto il peso di una rabbia popolare che sembra aver superato ogni precedente limite di tolleranza verso il regime teocratico. In tutto l’Iran, da Teheran a Mashhad, migliaia di cittadini stanno sfidando apertamente le autorità centrali chiedendo una svolta politica radicale che ponga fine all’era degli Ayatollah. La situazione nella capitale è diventata incandescente nelle ultime ore, quando un imponente edificio governativo è stato avvolto dalle fiamme durante gli scontri più violenti. I testimoni oculari hanno diffuso immagini emblematiche sui social network prima che il silenzio digitale calasse come una scure sull’intera nazione iraniana.
Il ritorno della dinastia Pahlavi per guidare il Paese
Il movimento di protesta si sta diffondendo con una rapidità impressionante toccando centri nevralgici come Urmia e Kermanshah in un clima di vera insurrezione. I manifestanti gridano slogan che evocano un passato pre-rivoluzionario citando apertamente il ritorno della dinastia Pahlavi per guidare il Paese verso un nuovo futuro. Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, ha recentemente dichiarato la propria disponibilità a sostenere il popolo dell’Iran offrendo una leadership alternativa al governo attuale. Questo richiamo simbolico sembra aver galvanizzato la folla che ormai non teme più il confronto fisico con i reparti della sicurezza interna.
Mentre le piazze si riempiono, il regime ha risposto attivando immediatamente i protocolli di censura digitale per contenere la diffusione delle notizie interne. L’organizzazione Netblocks ha rilevato un blackout quasi totale della rete internet che colpisce Teheran e numerose altre province strategiche dell’Iran. Questa misura drastica mira chiaramente a impedire il coordinamento dei manifestanti e a nascondere le immagini della repressione agli occhi della comunità internazionale. Gli esperti di sicurezza digitale sottolineano che questa tattica rappresenta ormai uno strumento standard della polizia morale per soffocare le voci del dissenso più acceso.
Secondo quanto riportato dalla Bbc Persian, le forze di sicurezza non sono riuscite finora a disperdere i blocchi umani nelle città di Mashhad e Teheran. La determinazione dei partecipanti appare superiore ai tentativi di dissuasione messi in atto dai Basij e dalle guardie della rivoluzione lungo i viali principali. La distruzione del palazzo governativo nella capitale segna un punto di non ritorno psicologico che spaventa i vertici del sistema politico iraniano. Il mondo osserva ora con estrema attenzione l’evolversi di una crisi che potrebbe ridisegnare gli equilibri geopolitici di tutta l’area mediorientale.