Sanremo 2026, rebus Eurovision: i Big si dividono tra sì e no!
Tra boicottaggi e messaggi sociali il fronte dei cantanti in gara al Festival di Sanremo 2026 si spacca La settantaseiesima…
Tra boicottaggi e messaggi sociali il fronte dei cantanti in gara al Festival di Sanremo 2026 si spacca
La settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo entra nel vivo non solo per la musica, ma per il peso politico che la vittoria porta con sé. Il primo posto al Teatro Ariston garantisce infatti il diritto di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2026, previsto a Vienna, ma la partecipazione di Israele ha innescato una reazione a catena tra gli artisti scelti da Carlo Conti. Se Levante ha già ufficializzato il suo eventuale gran rifiuto per protesta, il resto della classe dei Big appare più cauto. Molti interpreti vedono nella kermesse europea una vetrina fondamentale, ma il clima di tensione internazionale sta spingendo ogni protagonista a pesare con attenzione le proprie dichiarazioni pubbliche.
Le voci dei protagonisti: dalla posizione di Bravi alla strategia di J-Ax
Il dibattito tra i corridoi di Sanremo rivela approcci diametralmente opposti. Michele Bravi ha espresso una visione centrata sull’autonomia dell’arte, dichiarandosi contrario alla “cultura della cancellazione” pur ribadendo la propria distanza dai conflitti in corso. Una linea di pensiero condivisa in parte da Serena Brancale, pronta a trasformare l’eventuale esibizione austriaca in un veicolo di messaggi positivi. Di diverso avviso è J-Ax, il quale non escluderebbe la partecipazione ma punterebbe a un’azione di disturbo comunicativo, ipotizzando modifiche al testo del brano per inserire messaggi di protesta criptici, capaci di aggirare le rigide maglie della censura dell’EBU a Vienna.
L’ultima sfida di Carlo Conti tra co-conduzioni e pressioni esterne
Mentre i cantanti riflettono sul futuro europeo, Carlo Conti deve gestire una direzione artistica complessa, già segnata dal passo indietro di Andrea Pucci. La Rai ha dovuto blindare il cast dopo le polemiche sulla co-conduzione, confermando pilastri come Laura Pausini e innesti pop quali Can Yaman e Achille Lauro. Per Conti si tratta dell’ultimo anno al timone e l’obiettivo è garantire che la competizione resti focalizzata sulla qualità discografica, nonostante le pressioni esterne legate al contesto internazionale. Resta da capire se, al termine della serata finale del 28 febbraio, il vincitore accetterà il mandato verso l’Eurovision o se assisteremo a una storica rinuncia sul palco.
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