Il frontman de Le Vibrazioni annuncia sui social lo stop al musical dedicato a una storia vera e a un progetto sociale: “Un anno e mezzo di lavoro cancellato in venti giorni”

Un sogno teatrale spezzato prima del debutto

Ci sono spettacoli che non arrivano mai ad accendersi sotto le luci della ribalta. “Immensamente Giulia”, il musical rock ideato da Francesco Sarcina, non andrà in scena. Era previsto al Teatro Nazionale di Milano, ma è stato cancellato prima ancora che potesse incontrare il suo pubblico. Un progetto costruito in oltre un anno e mezzo di lavoro, interrotto con una decisione che ha il suono secco dei numeri: non sono stati venduti abbastanza biglietti.

Il cuore del progetto: una storia vera 

Sarcina non parlava di un titolo qualsiasi. “Immensamente Giulia” nasceva da una vicenda personale, da una perdita che l’artista non ha mai nascosto: una ragazza importante per lui, scomparsa prematuramente a causa di una grave malattia. Il musical, ispirato alla storia della band e alla canzone “Dedicato a te”, era anche un omaggio intimo, un modo per trasformare il dolore in racconto, la memoria in scena.

Quando l’arte incontra i conti

La doccia fredda arriva a venti giorni dalla conferenza stampa: “Non ha venduto abbastanza biglietti, non inizieremo neppure la promozione”. In poche parole si chiude tutto. Per Sarcina è uno shock che va oltre l’amarezza personale. È il segnale di un sistema che misura il valore di un’opera prima ancora che abbia la possibilità di esistere. Venti giorni, secondo il musicista, sono bastati per decretare la fine di un progetto che coinvolgeva decine di professionisti.

Non solo spettacolo, ma impegno sociale

“Immensamente Giulia” non era soltanto un musical. Portava con sé una vocazione precisa: collaborazioni con realtà ospedaliere, campagne di sensibilizzazione sulla prevenzione, l’idea che il teatro potesse farsi veicolo di un messaggio civile. Un progetto che univa musica, memoria e responsabilità. Proprio per questo la cancellazione pesa come una sconfitta che va oltre il palcoscenico. Nel racconto di Sarcina, la delusione più grande non è per sé, ma per chi ha lavorato al progetto: giovani, tecnici, attori, scenografi, costumisti. “Persone che ci hanno messo cuore e professionalità”. In un mondo che corre, dove i numeri arrivano prima delle prove, restano le maestranze, spesso invisibili, a pagare il prezzo più alto delle decisioni economiche.

Una ferita che parla 

Le parole del frontman de Le Vibrazioni: “È bastato così per uccidere il lavoro di un anno e mezzo”, dice Sarcina. E in quella frase c’è la rabbia di chi crede ancora che la cultura non sia solo un bilancio da far quadrare.