Via le donne dall’esercito: il Pentagono mette in discussione l’integrazione totale
Una revisione basata sull’efficacia operativa riaccende il dibattito sulla presenza femminile nelle unità d’élite e nei ruoli di combattimento attivo…
Una revisione basata sull’efficacia operativa riaccende il dibattito sulla presenza femminile nelle unità d’élite e nei ruoli di combattimento attivo
Il panorama della difesa statunitense sta attraversando una fase di profonda trasformazione che sembra voler ridiscutere conquiste consolidate nell’ultimo decennio di storia militare. Il Dipartimento della Guerra ha formalmente avviato un’analisi tecnica sulla reale efficacia operativa delle donne soldato impiegate nei ruoli di combattimento diretto e nelle forze speciali. Questa decisione giunge quasi dieci anni dopo la storica apertura di ogni posizione alle donne, un processo che aveva rimosso le ultime barriere di genere nelle forze armate.
Dubbi Usa sulla parità di genere in prima linea
La spinta verso questo riesame nasce dalle posizioni espresse mesi fa da Pete Hegseth, il quale ha espresso forti dubbi sulla parità di genere in prima linea. Il capo del Pentagono ha sottolineato la necessità di ristabilire standard fisici rigorosi per garantire che ogni unità mantenga la massima letalità possibile in scenari di guerra. Hegseth non ha escluso l’ipotesi drastica di escludere nuovamente le donne da specifiche mansioni qualora i dati confermino un calo delle prestazioni complessive.
L’incarico di analizzare la situazione è stato affidato all’Institute for Defense Analyses, un organismo indipendente che dovrà produrre un report dettagliato sulla prontezza dei reparti. Gli analisti valuteranno con estrema precisione l’addestramento e la performance atletica dei soldati appartenenti all’Esercito e al Corpo dei Marines durante le esercitazioni più impegnative. Il Pentagono intende comprendere se le attuali politiche di integrazione abbiano influenzato negativamente la coesione delle squadre o la capacità di risposta rapida sotto pressione.
Un’inversione di rotta rispetto alle riforme di Obama
Dietro questa mossa si cela un retroscena politico e culturale che mira a riportare la meritocrazia fisica al centro del sistema di reclutamento nazionale. Molti osservatori ritengono che questa revisione rappresenti il primo passo verso una parziale inversione di rotta rispetto alle riforme introdotte durante l’amministrazione Obama. Il dibattito resta acceso tra chi difende il diritto delle donne di servire ovunque e chi prioritizza l’efficienza bellica sopra ogni considerazione di carattere sociale.