Nelle motivazioni della sentenza, i giudici della Cassazione smontano la strategia della difesa: per Marco e Gabriele Bianchi la violenza fu un atto di puro bullismo

La vicenda dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte ha segnato un punto di non ritorno nella cronaca nera italiana, non solo per la violenza gratuita, ma per la freddezza mostrata dai responsabili. Le motivazioni della Corte di Cassazione depositate recentemente mettono nero su bianco un aspetto inquietante: nei fratelli Bianchi non c’è mai stata traccia di un reale ravvedimento. Mentre la difesa ha tentato più volte di ripulire l’immagine dei due imputati, i giudici della quinta sezione penale sono stati categorici. Dietro le parole di circostanza pronunciate in aula, non è emerso alcun dolore autentico, solo una “personalità proterva”.

Marco Bianchi: l’ergastolo è definitivo

Per Marco Bianchi, la parola “fine” è arrivata con la conferma del carcere a vita. La Cassazione non ha avuto dubbi nel confermare la massima pena. A pesare come un macigno non sono stati solo i precedenti per spaccio o il tenore di vita basato sull’illegalità, ma l’atteggiamento tenuto quella maledetta sera del 6 settembre 2020 a Colleferro. I giudici parlano di una “totale indifferenza” rispetto ai motivi della lite. I Bianchi sono intervenuti per colpire, senza nemmeno sapere perché si stesse discutendo, trasformando una banale lite in un massacro. Questo mix di arti marziali usate come armi e disprezzo per la vita umana ha reso impossibile qualsiasi concessione di pietà giuridica.

Il “caso” Gabriele Bianchi: si torna in aula

Se per Marco il destino è segnato, per Gabriele Bianchi la partita legale resta parzialmente aperta, ma non per un’assoluzione. La Cassazione ha infatti disposto un processo ter per riconsiderare le attenuanti generiche che gli avevano permesso, in secondo grado, di scendere dall’ergastolo a 24 anni. “Una condotta aliena da forme di ravvedimento.” Queste 13 pagine di motivazioni suggeriscono che lo sconto di pena concesso in precedenza fosse palesemente immotivato. La Cassazione spinge i giudici d’appello a rivedere quella decisione: se non c’è pentimento, non possono esserci attenuanti.

Pincarelli e Belleggia: confermate le condanne

Non ci sono stati sconti nemmeno per gli altri due protagonisti della spedizione punitiva. Per Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, le condanne sono diventate definitive. Secondo i togati, entrambi hanno aderito pienamente al “rischio morte”. Non sono stati spettatori passivi, ma partecipanti attivi che hanno continuato a infierire su Willy mentre era a terra, inerme e inoffensivo. L’uso della violenza bruta e delle tecniche di combattimento contro un ragazzo che non poteva difendersi rimane la macchia indelebile di questa tragica vicenda.

 Cosa accadrà ora?

Il prossimo passo sarà il nuovo processo per Gabriele Bianchi. Il focus non sarà sulla colpevolezza, ormai accertata,  ma esclusivamente sull’entità della pena. Con queste premesse della Cassazione, la strada verso il ripristino dell’ergastolo sembra essere già tracciata.

Seguite Novella 2000 anche su: FacebookInstagram e X