I Police portano in tribunale Sting: la causa milionaria sui diritti che riapre una ferita storica
Andy Summers e Stewart Copeland portano in tribunale il loro ex frontman: in gioco le royalties dei grandi successi della…
Andy Summers e Stewart Copeland portano in tribunale il loro ex frontman: in gioco le royalties dei grandi successi della band, nate da un accordo verbale del 1977
La band che sfida il suo ex frontman
Non è una reunion né un omaggio al passato: è una battaglia legale. Andy Summers e Stewart Copeland, due colonne dei Police, hanno deciso di portare in tribunale il loro storico cantante e leader, Sting. La causa è partita ufficialmente a Londra e riguarda una questione che tocca il cuore stesso della band: la gestione dei diritti sulle canzoni che hanno segnato un’epoca.
Le canzoni simbolo al centro del contenzioso
Sul tavolo dei giudici finiscono titoli che hanno costruito la leggenda dei Police: Roxanne, Message in a Bottle, Every Breath You Take. Brani che, a distanza di decenni, continuano a generare profitti in tutto il mondo. Oggi più che mai, grazie allo streaming, quelle canzoni non sono solo patrimonio culturale, ma una macchina economica sempre attiva.
L’accordo verbale che risale al 1977
Secondo Summers e Copeland, tutto nasce da un’intesa raggiunta agli inizi della band, quando i Police muovevano i primi passi. Un accordo verbale sulla distribuzione dei proventi, stretto in un’epoca in cui internet, download e piattaforme digitali non erano nemmeno immaginabili. Mai messo nero su bianco, ma per i due musicisti vincolante sul piano morale e professionale.
Una richiesta che cresce: da due a otto milioni
Inizialmente la cifra al centro della disputa si aggirava intorno ai due milioni di dollari. Ma, con il passare delle settimane, la stima dei legali è salita: la richiesta potrebbe arrivare ad almeno otto milioni, considerando i ricavi maturati nel tempo. Numeri che raccontano quanto il catalogo dei Police resti uno dei più redditizi nella storia della musica pop e rock.
Sting nel mirino dei suoi ex compagni
Il bersaglio della causa è Sting, autore principale di molte delle canzoni e figura dominante nella gestione delle royalties. Summers e Copeland non mettono in discussione il ruolo creativo del cantante, ma rivendicano il peso artistico della band come organismo collettivo. Il loro messaggio è netto: quei successi non sarebbero esistiti senza l’identità sonora costruita insieme.
Quando il digitale riscrive il valore delle canzoni
Il punto più delicato della vicenda è legato al tempo. Negli anni Settanta nessuno poteva prevedere un futuro in cui una canzone sarebbe stata ascoltata miliardi di volte online. Oggi, invece, lo streaming ha trasformato ogni grande successo in una fonte di guadagni potenzialmente infinita. Il tribunale dovrà stabilire se un accordo nato in un’altra era possa essere reinterpretato alla luce di un mercato completamente nuovo.
Una causa che va oltre i Police
Quello che accade tra Summers, Copeland e Sting non riguarda soltanto una band leggendaria. È un caso emblematico per l’intera industria musicale: decine di artisti hanno costruito carriere su accordi informali o contratti pensati per un mondo che non esiste più. La sentenza potrebbe aprire la strada a nuove rivendicazioni su cataloghi storici.