Il principe del Galles sceglie una delle professioniste più temute della comunicazione di crisi per blindare l’immagine dei Windsor, gestire i casi più spinosi e preparare il futuro della monarchia

Una decisione che segna un cambio di passo

C’è un momento in cui anche le istituzioni più antiche comprendono che il silenzio non basta più. Per il principe William quel momento sembra essere arrivato ora. Stanco di vedere il nome dei Windsor associato a polemiche, fratture familiari e scandali capaci di occupare le prime pagine globali, l’erede al trono ha scelto di intervenire in modo diretto. Non con una dichiarazione pubblica, ma con una mossa strategica: affidare la gestione delle crisi a una delle figure più temute e rispettate nel mondo della comunicazione.

Chi è la donna chiamata a blindare la Corona

Si chiama Liza Ravenscroft ed è considerata una leggenda internazionale della crisis communication. Nell’ambiente delle public relations è nota con un soprannome che dice tutto: “Bulletproof Sunshine”, il raggio di sole antiproiettile. La sua fama nasce dalla capacità di trasformare situazioni mediatiche esplosive in percorsi di contenimento, recupero e rilancio dell’immagine. Un profilo maturato ai massimi livelli, in particolare all’interno di Edelman, uno dei colossi mondiali della comunicazione strategica.

Un incarico che è anche un segnale politico

La scelta di Ravenscroft non è soltanto operativa. È un messaggio. William vuole una monarchia più moderna, compatta e inattaccabile, soprattutto in vista del futuro passaggio di consegne. Il suo obiettivo è costruire una regia unica delle crisi, capace di prevenire i danni prima che esplodano e di mantenere una narrazione coerente della famiglia reale. In altre parole: non più risposte frammentate, ma una strategia di lungo periodo.

Il ponte tra Kensington e Buckingham Palace

Il ruolo della nuova crisis manager sarà anche diplomatico. Dovrà coordinare i flussi tra gli uffici del principe e della principessa del Galles a Kensington Palace e quelli di re Carlo a Buckingham Palace. In una fase in cui la monarchia è osservata come mai prima, ogni parola, gesto o silenzio può diventare un caso globale. L’obiettivo è armonizzare le comunicazioni, smussare le divergenze interne e presentare un fronte compatto.

Il dossier più ingombrante: il caso Andrea

Tra le questioni più delicate che gravano sull’immagine dei Windsor c’è ancora l’ombra del principe Andrea. Le conseguenze dello scandalo Epstein non si sono mai davvero dissolte e continuano a rappresentare una ferita reputazionale. Ogni possibile esposizione pubblica, ogni iniziativa privata rischia di riaccendere l’attenzione mediatica. È un terreno che richiede una gestione chirurgica, fatta di prudenza assoluta e controllo dei tempi.

Sarah Ferguson e il rischio di nuove rivelazioni

A rendere il quadro ancora più complesso c’è la posizione di Sarah Ferguson. Le indiscrezioni su un possibile memoir, già oggetto di interesse da parte di editori internazionali, sono un campanello d’allarme per i palazzi reali. Un racconto personale, se non attentamente negoziato, potrebbe trasformarsi in un nuovo fronte di tensione, capace di riaprire capitoli che la Corona preferirebbe tenere chiusi.

Il nodo più sensibile: Harry e Meghan

Ma il capitolo più fragile resta quello legato al duca e alla duchessa di Sussex. Le voci su un possibile ritorno nel Regno Unito nell’estate del 2026 agitano gli equilibri già precari della famiglia. Da una parte c’è la posizione ferma di William, deciso a mantenere le distanze dopo anni di accuse pubbliche e narrazioni parallele. Dall’altra c’è l’atteggiamento più conciliante di re Carlo, che non ha mai nascosto il desiderio di un riavvicinamento con il figlio minore. Un equilibrio sottile, che richiede mediazione, tempismo e una gestione del racconto estremamente calibrata.

La strategia dietro la scelta di William

Affidarsi a una professionista come Ravenscroft significa riconoscere che, nell’era dei social, delle breaking news e dell’attenzione permanente, la reputazione è un capitale fragile. William sembra voler proteggere la monarchia non solo dagli scandali esterni, ma anche dalle fratture interne che, se esposte, rischiano di minarne l’autorità simbolica.