Il fratello di Sofia, Mattia, parla dopo la tragedia di Crans Montana e svela come sta sua sorella dopo l’accaduto

Crans Montana, le parole del fratello di Sofia

Dopo la tragedia a Crans Montana, le famiglie dei ragazzi vivono tra momenti di angoscia e di lieve sollievo. Mattia, il fratello della sedicenne Sofia, tutti i giorni insieme ai suoi genitori e all’altra sorella, si reca al Centro grandi ustionati al Niguarda di Milano.

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Al Corriere della Sera nell’intervista realizzata da Giovanna Maria Fagnani, Mattia ha raccontato che dopo l’accaduto a Crans Montana e il ricovero in ospedale di Sofia, trascorrono tutta la giornata in ospedale per starle il più vicino possibile.

Come sta Sofia? Il racconto del fratello Mattia

Mattia ha rivelato che sarà un processo molto lungo, purtroppo: «Non si parla di mesi ma di anni. Il rischio di infezioni è altissimo e a Crans Montana hanno respirato la fuliggine e le sostanze tossiche dei pannelli fonoassorbenti». Nonostante l’apprensione, però, insieme agli altri familiari sono certi che molto presto i ragazzi saranno guariti totalmente.

Con sincerità Mattia ha spiegato a Il Corriere della Sera che dopo quanto successo molti di loro hanno paura dei luoghi chiusi e cercano subito un’uscita di sicurezza. L’ospedale fortunatamente però garantisce un aiuto psicologico.

A confortarlo, però, è l’eccellenza delle cure: «Qui al Niguarda sento che mia sorella è totalmente al sicuro. Ormai sentiamo anche loro —dottori, infermieri, oss— come parte della famiglia. E non è un modo di dire».

L’ultima chiacchierata con Sofia prima della tragedia a Crans Montana

Mattia e Sofia si sono sentiti l’ultima volta la sera del 31, quando poi è successo il fattaccio. Come da lui stesso rivelato al CorSera: «La degenza in terapia intensiva prevede anche piccoli momenti di “risveglio” che non equivale, però, a “coscienza”. Noi le parliamo molto. Aiuta lei e anche noi a essere più forti. Vederla attaccata ai macchinari non è facile».

Di quella notte Mattia ha ricordato che loro non hanno casa a Crans Montana. Sofia era ospite di una sua compagna di classe. Lui e Alice sono partiti all’ultimo. In quel momento di follia, sono riusciti a riconoscere Sofia dalle unghie:

«Due ragazzi francesi si erano presi cura di lei. Quando è stata caricata in ambulanza per tre ore l’abbiamo “persa”. Chiamando tutti gli ospedali l’abbiamo ritrovata a Losanna. Intanto vedevamo altri ragazzi ustionati che parlavano, camminavano, poi all’improvviso peggioravano», ha aggiunto.

Alla domanda se prova rabbia, Mattia ha fatto sapere che, come tutti, non cerca vendetta ma giustizia e hanno fiducia nella magistratura. Ora serve lucidità e restare pronti quando Sofia starà meglio.

L’affetto ricevuto dopo Crans Montana

Infine a proposito dell’immenso affetto ricevuto, Mattia con commozione ha detto:

«Al Niguarda ogni giorno arrivano offerte d’aiuto: ristoratori che propongono di portarci il pranzo, altre persone che si offrono per fare la spesa. E poi ci sono le raccolte fondi, le veglie di preghiera, i messaggi sui social. Tutto questo ci dà una grande forza e energia. Anche in Svizzera, 200 famiglie ci hanno offerto gratuitamente casa a Losanna, dove Sofia era ricoverata. Quando starà bene le faremo conoscere chi ci ha ospitato».

Ora ciò che ci si augura è che Sofia e tutti i ragazzi ricoverati possano guarire il prima possibile e tornare alla loro vita di tutti i giorni a seguito della tragedia di Crans Montana.

CREDITI FOTO: Francesco Enriquez / IPA

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