Il Presidente americano scuote il World Economic Forum definendo il futuro dell’Artico dopo l’incontro strategico con Mark Rutte

Il freddo pungente delle Alpi svizzere non ha smorzato le sentenze infuocate di Donald Trump. il Presidente Usa ha trasformato il palcoscenico di Davos nel centro gravitazionale della geopolitica mondiale. Si sono aperti i lavori con un discorso dai toni alterni, definendo la platea della Congress Hall un misto di grandi amici e storici nemici. Il tycoon non ha risparmiato critiche feroci verso la direzione intrapresa dal Vecchio Continente, descrivendone alcune aree come ormai irriconoscibili. Il cuore del suo intervento si è però concentrato rapidamente sulla questione della Groenlandia. Ha rivendicato una sorta di “diritto storico e geografico” su quell’immenso territorio bianco.

Secondo Trump la Groenlandia appartiene di diritto agli Usa

Trump ha ricordato con vigore che gli Stati Uniti salvarono l’isola restituendola alla Danimarca dopo il secondo conflitto mondiale, ma ha ribadito che essa “appartiene fisicamente al Nord America”. Secondo la visione della Casa Bianca, solo Washington possiede i mezzi necessari per difendere efficacemente una regione così strategica dalle moderne minacce globali. Il Presidente ha chiesto ufficialmente l’apertura di negoziati immediati per l’acquisto dell’isola, sottolineando però che non intende ricorrere alla violenza per ottenere il territorio. E meno male, verrebbe da dire. Il messaggio inviato ai leader europei è stato tuttavia perentorio, poiché un eventuale rifiuto verrebbe interpretato come un segnale di ostilità che gli Stati Uniti non dimenticherebbero facilmente.

Il colloquio con Mark Rutte

La vera svolta della giornata è arrivata durante la serata. Questo in seguito a un colloquio bilaterale descritto come estremamente proficuo con il segretario generale della Nato Mark Rutte. Al termine del vertice, Trump ha sorpreso gli osservatori internazionali annunciando che le parti hanno finalmente definito la struttura portante di una futura intesa sulla Groenlandia. Un accordo che non riguarderebbe solo l’isola danese. Si estenderebbe alla gestione dell’intera regione artica, garantendo una stabilità che sembrava compromessa dalle tensioni degli ultimi mesi. Come contropartita immediata il leader americano ha confermato che non imporrà i temuti dazi commerciali inizialmente previsti contro le merci europee. Ma rimane una costante cautela dalla controparte, visti i continui e imprevedibili cambi di direzione di Trump.

Si legge in questa mossa un tentativo di Trump di blindare l’Artico in funzione anti-russa e anti-cinese, offrendo in cambio ossigeno economico all’industria del Vecchio Continente. La rinuncia alle barriere doganali rappresenta una vittoria per i mercati globali, che temevano una nuova escalation protezionistica capace di destabilizzare i fragili equilibri finanziari attuali. Il futuro della Groenlandia appare ora legato a un filo doppio anche se molto sottile che unisce la difesa militare transatlantica alla crescita economica degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Dario Lessa

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