Fausto Calvanese: tagli, colori ed emozioni
Fausto Calvanese ha saputo trasformare il salone di famiglia in un luogo dove ascolto, passione e tecnica si fondono per far sentire ogni cliente speciale
Di Barbara Carere
L’hair stylist Fausto Calvanese è figlio d’arte: cresce in salone seguendo le orme del padre parrucchiere e, con il tempo, decide di rilevare l’attività di famiglia.
Fin dal primo giorno adotta una filosofia personale fatta di ascolto, formazione continua ed evoluzione costante. Oggi quella visione è diventata una realtà riconoscibile dalle sue clienti e non solo soprattutto costruita sulla ricerca dell’eccellenza e sul valore umano del mestiere.
Guardando al futuro, i suoi progetti puntano a crescere senza snaturarsi, perché per Fausto: «Non si cambia, ci si evolve!».
Come nasce la sua attività imprenditoriale?
«Questo lavoro fa parte della mia vita da sempre. Sono cresciuto in salone, quindi non è stata una scelta fatta a tavolino bensì è un destino designato anche se con il tempo ho sentito il bisogno di prenderlo in mano davvero e di farlo mio. Ho rilevato l’attività di famiglia e fin dal primo giorno ho cercato di trasformarla secondo la mia visione, senza cancellare il passato anzi facendoli convivere. Non è stato tutto semplice. Ci sono stati momenti in cui ho avuto dubbi, stanchezza, anche paura. Ma ogni difficoltà mi ha insegnato qualcosa. Oggi so che il vero valore del nostro lavoro non è solo nella tecnica, ma nelle persone. Prima dei capelli c’è sempre una storia, un’emozione, un momento della vita che merita ascolto e di conseguenza rispetto».
Quali i vostri punti di forza?
«Il biondo, ma non come moda. Mi piace pensarlo come un’emozione, come un modo per far sentire una persona più luminosa, più sicura. In generale oggi c’è voglia di naturalezza, di colori caldi, vivi, che non stravolgano, ma valorizzino. Anche nei tagli cerchiamo la stessa cosa: semplicità, movimento, qualcosa che ti faccia sentire bene anche quando torni alla tua quotidianità».
L’empatia potrebbe essere la vostra arma vincente?
«Con il tempo ho capito che la tecnica si studia, si perfeziona L’emozione no. Quella la senti. La vedi negli occhi di una cliente quando si guarda allo specchio e si riconosce. Ed è lì che capisci se hai fatto davvero bene il tuo lavoro».
Cosa le ha insegnato nella quotidianità il suo lavoro?
«Ad ascoltare, a non giudicare, a capire che spesso un cambiamento esteriore nasce da un bisogno più profondo. Per questo credo che il nostro lavoro abbia anche una grande responsabilità umana».
I suoi progetti futuri?
«Continuare a crescere indubbiamente, ma senza perdere mai la mia natura. Non mi interessa cambiare per moda: m’interessa evolvermi. Cercare sempre l’eccellenza, restando fedele a quello che sono».
Quanto conta ancora oggi la passione per il proprio lavoro, oltre alla tecnica?
«Tantissimo. La tecnica la studi, la impari, la migliori. La passione no: o ce l’hai o non ce l’hai. A volte basta uno sguardo allo specchio per capire se hai fatto davvero bene il tuo lavoro. Non è solo una questione di come tagli o il colore o l’acconciatura, ma di come la persona si sente quando si alza dalla poltrona e si vede diversa e si piace! Quella sensazione che mi trasmette di gratitudine resta più del lavoro fatto perché la sua gratificazione personale è la mia missione riuscita».
Cosa le ha insegnato questo lavoro sulla vita e sulle persone?
«Che ognuno arriva con un peso addosso, anche quando sorride. Che dietro una richiesta c’è quasi sempre un bisogno più profondo. Mi ha insegnato ad ascoltare, a non giudicare, a capire che a volte un cambiamento esteriore è solo il primo passo per rimettere insieme se stessi».
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