Lady Diana, un’anima fragile dal cuore grande
Sul prossimo numero di Novella 2000, un ritratto dedicato a una donna per certi aspetti rivoluzionaria, che ha destinato parte della sua vita a fare del bene
Il primo luglio Lady Diana avrebbe compiuto 65 anni. Oltre a essere ricordata come icona di stile, la Principessa di Galles si è distinta negli anni per il grande apporto mostrato in campo benefico. Per questa ragione, venne ribattezzata la Principessa del Popolo (pochi giorni dopo la sua scomparsa), in virtù di un impegno preso con la collettività: sono rimasti indelebili i gesti di lei che stringe le mani ai malati di AIDS o di quando percorre i campi minati in Angola.
La figura di Lady Diana raccontata da Lorella Zanardo
Una figura di indiscutibile valore, fonte di ispirazione per molte donne, che hanno riconosciuto in lei un simbolo di emancipazione e indipendenza. Ma è piuttosto difficile associarla al girl power, come ci spiega Lorella Zanardo, attivista e consulente per i Diritti delle Donne nonché autrice del documentario e del libro Il corpo delle donne (e del nuovo lavoro Volto manifesto, centrato sulle modifiche dei volti, sia reali che digitali). «Pur ritenendo Lady Diana una figura positiva, non penso sia una rappresentante di girl power».

Una vita agiata, lontana dalle persone comuni
Durante l’intervista, infatti, emerge una figura assolutamente positiva perché «indubbiamente era una donna buona, famosa, nota per le sue attività di benefattrice», racconta Zanardo, che esclude Spencer dalla categoria dei simboli legati al girl power perché «rimane una figura lontana dalla realtà quotidiana delle donne, delle ragazze, delle operaie, delle impiegate e delle studentesse». Una donna che ha fatto del bene, ma che ha avuto una vita agiata, decisamente lontana da quelle delle persone comuni.
Il servizio completo con il ricordo di Lady Diana, la Principessa del Popolo, e il commento della saggista, sul prossimo numero di Novella 2000, mentre per avere la vostra copia digitale a metà prezzo cliccate QUI.
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