La vicesindaca di Livorno Libera Camici è finita nella bufera dopo le critiche ricevute per gli shorts indossati durante una conferenza stampa in Comune. Gli attacchi sui social, giudicati sessisti dall’amministratrice, hanno portato Camici ad annunciare azioni legali contro chi avrebbe superato il limite.

Chi è Libera Camici: la vicesindaca insultata per un paio di shorts

Libera Camici, nata a Livorno il 4 agosto 1981, ha costruito il proprio percorso prima nel settore tecnico e poi nell’amministrazione pubblica. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Cencioni con indirizzo tecnologico, ha iniziato gli studi in Ingegneria Chimica e successivamente ha ottenuto un attestato come Tecnico in Biotecnologie. Nel corso della sua formazione ha svolto anche un’attività di stage come assistente di laboratorio nella sua città. Prima dell’ingresso diretto nella politica locale, Camici lavorava come dipendente di Unicoop Tirreno con il ruolo di addetta alle vendite. Dal febbraio 2015 ha scelto di mettersi in aspettativa non retribuita per dedicarsi all’impegno amministrativo. Nel giugno 2020 è diventata vicesindaca di Livorno dopo le dimissioni di Monica Mannucci per motivi personali. Il sindaco Luca Salvetti le ha affidato diverse competenze, tra cui istruzione e politiche educative, edilizia scolastica, partecipazione, decentramento, promozione dei quartieri, pari opportunità e tutela degli animali da affezione. Un ruolo che, secondo Camici, porta con sé anche una responsabilità maggiore nel difendere il valore della presenza femminile nelle istituzioni.

 

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La bufera sugli shorts in Comune: la vicesindaca Libera Camici replica agli attacchi sessisti

La vicesindaca di Livorno Libera Camici è finita al centro di una dura polemica dopo una serie di commenti rivolti al suo abbigliamento durante una conferenza stampa in Comune. L’amministratrice, presente accanto al sindaco Luca Salvetti, ha ricevuto numerose critiche sui social per aver indossato un paio di shorts, con alcuni utenti che hanno spostato l’attenzione dal contenuto dell’incontro al suo aspetto fisico. La conferenza era dedicata al progetto degli orti urbani e all’assegnazione all’asta a Frangerini di oltre sei ettari di area verde in via Goito, un intervento considerato strategico per una delle ultime grandi zone parzialmente edificabili tra il centro città e il mare.

Dopo la diffusione dei commenti, molti dei quali definiti dalla stessa Camici offensivi e sessisti, la vicesindaca ha scelto di rispondere pubblicamente in un’intervista al Corriere della Sera: “Mi giudichino per quello che faccio, non per come mi vesto”. Sui social sono comparsi insulti e giudizi legati al suo corpo, con espressioni come “scosciata” e “scostumata”. Alcuni hanno contestato la scelta dell’abbigliamento per un appuntamento istituzionale, mentre altri, secondo l’amministratrice, hanno superato il confine della critica trasformandola in un attacco personale. “Il problema non è stata la critica al mio abbigliamento. Il punto è che è stato usato il termine ‘scosciata’, che non verrebbe mai utilizzato per un uomo”.

 

Insulti per gli shorts, Libera Camici contrattacca: “Io sono Libera di nome e soprattutto di fatto”

Dopo la valanga di reazioni ricevute, la vicesindaca ha annunciato la volontà di procedere legalmente contro chi avrebbe oltrepassato il limite. “Chi ha superato il limite sarà querelato. Lo faccio per me, ma soprattutto per tutte le donne che potrebbero finire al mio posto”, ha dichiarato. Camici ha raccontato di essere rimasta particolarmente colpita anche dagli attacchi arrivati da alcune donne: “Alcune mi hanno definito una svergognata, mi hanno scritto che non le rappresento e che avrei dovuto chiedere scusa ai cittadini”. Allo stesso tempo, però, ha sottolineato di aver ricevuto anche numerosi messaggi di solidarietà e alcune scuse da parte di chi ha riconosciuto di aver esagerato.

La vicesindaca ha ribadito la propria posizione al Corriere: “Io sono Libera di nome e soprattutto di fatto”. Secondo Camici, il caso non riguarda semplicemente la scelta di un vestito, ma il modo in cui ancora oggi molte donne impegnate in politica vengono giudicate. “Non si discutono più le idee, si colpiscono le persone. A un uomo danno dell’incapace, a una donna danno della ‘pu…’”, ha affermato.

La polemica è arrivata anche sul fronte politico, con Fratelli d’Italia che l’ha accusata di essersi vestita “come in un locale a Ibiza”. Camici ha replicato: “Io ero al lavoro. Indossavo una camicia, un paio di pantaloncini e dei sandali. Nulla di indecente o irrispettoso. Era una conferenza stampa importante per la città, invece si è parlato delle mie gambe”. La vicesindaca ha raccontato anche le conseguenze personali degli attacchi, spiegando di avere un figlio piccolo che, fortunatamente, non utilizza i social: “Se fosse stato più grande, probabilmente avrebbe subito anche lui le conseguenze di tutto questo”. Alle giovani che vogliono avvicinarsi alla politica ha lasciato un messaggio: “Guardare sempre avanti, mai indietro”. E ha concluso: “Da questa vicenda esco più forte di prima”.

Tra i momenti più significativi dopo la vicenda, come riportato da Open, Camici ha raccontato anche il sostegno ricevuto dai dipendenti del Comune, che le hanno consegnato un quadro ironico raffigurandola con il burqa durante una conferenza stampa. Un gesto che, come ha spiegato, l’ha profondamente emozionata: “Mi hanno abbracciata. Sono scoppiata a piangere. Un pianto liberatorio”.