La casa ben progettata può curare? Secondo l’architetta Ippolita Curto sì
Ippolita Curto, architetta, progetta spazi da più di vent’anni e sostiene che la casa sbagliata può farti del male: perché.
Ippolita Curto, architetta, progetta spazi da più di vent’anni e sostiene che la casa sbagliata può farti del male. Quella giusta, invece, ti salva. Lucana di nascita, laziale per adozione, fondatrice di Alima Studio, architetta e interior designer con 75mila follower su Instagram e oltre 600 progetti realizzati, è anche una di quelle figure professionali presenti sul Web come divulgatrice da più di 14 anni.
Ippolita Curto, la casa sbagliata può farti male: perché
Architetta Curto, partiamo dall’inizio. Era il 2004. Cosa aveva in testa?
«Tutto e niente. Come tutti a inizio carriera avevo tanta voglia di fare e pochissima pazienza per aspettare. Con il tempo ho capito che il nostro mestiere è risolvere problemi, ma soprattutto riuscire a interpretare le persone, porre le giuste domande e comprendere il non detto. Direi che occorre percepire più che sapere».
“Alima” significa: A Little in My Architecture. Qual è la sua architettura?
«Ogni progetto ha dentro qualcosa di mio. Non nel senso che impongo il mio gusto ovunque, sarebbe un disastro, ma nel senso che ogni spazio che consegno è passato attraverso un filtro: il mio sguardo. Fatto di ascolto, di attenzione, di quella cosa difficile da spiegare che è capire cosa vuole davvero una persona quando dice “Voglio qualcosa di moderno ma caldo ma non troppo scuro ma luminoso” oppure “Voglio un effetto wow e voglio sentirmi a casa”. Tradurre queste frasi in un progetto è un’arte. E dopo centinaia di volte, ora vedo nitidamente oltre le parole.
Nel 2012 ha scommesso sulla consulenza online quando era ancora una cosa abbastanza bizzarra. Come mai?
Perché ho capito presto che il problema delle persone non era trovare un architetto vicino casa, ma trovare qualcuno con cui comunicare fosse semplice. La distanza fisica conta zero se c’è ascolto. Ho iniziato e mi guardavano un po’ storto “Ma come fai a progettare una casa senza vederla?” e io intanto progettavo case per persone che non avevo mai incontrato di persona e ne uscivano felicissime. Oggi la progettazione online è normale. Nel 2012 ero strana. Mi piace pensare di essere stata semplicemente in anticipo.
I suoi clienti usano parole insolite per descriverla: “empatia”, “rapporto umano”, “eleganza”. Non è il vocabolario che si usa di solito per un tecnico.
No e me ne faccio un vanto. Questo lavoro lo fai con le persone, non sulle persone. Io arrivo da ogni cliente portandomi dietro la musica che ascolto sempre, è una specie di ossigeno per me e la poesia, che mi ha insegnato che una parola nel posto sbagliato rovina o completa. Progettare uno spazio funziona esattamente così. Non si riempie una stanza: si trova la frase che si incastra bene.
Sostieni che la casa può traumatizzare o guarire. Cosa vuol dire?
È quello in cui credo. E non lo dico per sembrare interessante: lo dicono anche la psicologia ambientale e la neuroscienza. Uno spazio che ti rispetta, che ti contiene, che parla la tua lingua, ti cambia. Uno spazio sbagliato fa troppo rumore nella testa, ti stanca, ti mette addosso un disagio che non sai nominare. Ho visto entrambe le cose. È per questo che quando prendo in carico un progetto mi fermo sulla persona.
Eppure sostiene anche che non tutti possono fare questo mestiere.
Esatto, non tutti possono farlo bene. La tecnica si impara. Ma la capacità di affiancare qualcuno in una delle esperienze più stressanti della vita adulta, quella di ristrutturare casa, decidere dove vivere, rimettere mano a qualcosa di profondamente personale… quella non si trova sui manuali. Si affina sul campo. E io ho un campo molto allenato.
Arriviamo al Club Progettisti. Un progetto nuovo, decisamente personale.
Direi che nasce da una domanda semplice: chi supporta chi supporta gli altri?
I professionisti hanno accesso a corsi, convegni, aggiornamenti. Ma mancava qualcosa di quotidiano, pratico, vicino alla vita reale di chi ha già uno studio (o ancora no) e vuole crescere senza smettere di lavorare. Ho fondato un club dove faccio microformazione giornaliera, non sessioni di otto ore che ti esauriscono. Condivido vent’anni di esperienza su tutto: gestione del cliente, comunicazione sui social, progettazione a distanza, identità digitale, metodo. Cose che ho imparato facendole, non solo leggendole e che non ha senso tenere per sé. Lavorare tutti e bene aiuta a far comprendere meglio il valore del nostro supporto.
Social e comunicazione digitale: come ci si costruisce una voce riconoscibile senza diventare un personaggio?
Essendo coerenti, ma in modo originale, il che sembra banale, ma è la cosa più difficile. Non ho mai inseguito trend, non ho mai finto di essere qualcosa che non sono. Ho parlato di quello che so fare, spazi, materiali, colori, persone, con la stessa voce da dodici anni. Essere sui social è difficile, è in continua evoluzione, nessuno ti regala nulla, bisogna conquistare le persone.
Ultima domanda. Cosa è rimasto invariato, dopo tutto questo tempo?
La meraviglia. Ogni volta che un cliente mi manda le foto della casa finita mi prende la stessa cosa del primo giorno. Non avrei potuto fare altro lavoro e lo dico senza nostalgia, con una certa gratitudine. In un mondo che cambia idea ogni sei mesi, sapere esattamente perché fai quello che fai è un lusso non da poco.
Per contattare Ippolita Curto:
Ippolita Curto è fondatrice di Alima Studio: www.architettaippolitacurto.com e del Club Progettisti. La trovate su Instagram come @alima_studio_architetto @casa_alima e su @archissimocub.
Mail: info@architettaippolitacurto.com
Progetta in tutta Italia e all’estero, rigorosamente anche da remoto.