Nuovo terremoto giudiziario: tra perizie “raccapriccianti” e la caccia a un movente mai scritto in sentenza. La famiglia Poggi non arretra

 

L’ombra del movente: quella scoperta fatale nel computer

Il giallo di Garlasco non finisce mai. Nonostante una condanna definitiva, il caso continua a bruciare sotto la cenere di aule giudiziarie e perizie tecniche. Oggi, lo scontro si sposta su un terreno sensibilissimo: il perché del delitto. La famiglia Poggi ha presentato due nuove consulenze che puntano a ricostruire la dinamica dell’omicidio, ma soprattutto a dare corpo a quel movente che finora è rimasto solo un’ipotesi teorica. Secondo quanto trapelato, la sera prima della tragedia, Chiara avrebbe visto sul PC del fidanzato immagini “raccapriccianti”. Pochi istanti di distrazione di Alberto sarebbero bastati a scatenare la rabbia della ragazza, innescando – a distanza di undici ore – quella furia omicida che ha sconvolto l’Italia.

Accuse incrociate: la difesa di Stasi passa al contrattacco

“Cercano prove contro Alberto a ogni costo”. Questa è la reazione durissima che arriva dall’entourage di Stasi, che sta scontando i suoi 16 anni di carcere, queste nuove manovre non sono altro che un tentativo di puntellare una verità che ritengono fragile. Da un lato c’è Giada Bocellari, voce costante nel proclamare l’innocenza di Alberto; dall’altro la linea della fermezza dei legali della famiglia Poggi. Per l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, muoversi oggi è “doveroso”. Non è vendetta, ma la ricerca della tessera mancante in vista di un’eventuale revisione della sentenza che potrebbe cambiare di nuovo le carte in tavola.

Pavia e il mistero Sempio: una ferita ancora aperta

Mentre si attende di capire se la Procura di Pavia concederà la proroga sulle indagini che vedono coinvolto Andrea Sempio, il clima si fa tesissimo. Per i genitori di Chiara e per il fratello Marco, ritrovarsi dopo 18 anni ancora al centro di sospetti e ricostruzioni alternative è una tortura infinita. Da una parte si combatte per la revisione, dall’altra per blindare una colpevolezza che per la Cassazione è già storia. Lo scontro tra i legali non è solo una battaglia di codici, ma il riflesso di un mistero che, tra perizie informatiche e silenzi, non ha ancora smesso di far male.