Duran Duran, l’intervista alla band prima del concerto di Verona
La band britannica torna in Italia per tre date ed è già euforia. Simon Le Bon: «Non importa da quanti anni facciamo questo lavoro, la sensazione prima di salire sul palco è sempre di attesa»
Stasera il primo grande concerto all’Arena di Verona che vedrà protagonisti i Duran Duran, la band inglese icona degli Anni ’80 e ’90, tra le più iconiche e influenti della storia della musica. Il nove luglio, invece, si esibiranno nella maestosa cornice della Reggia di Caserta e l’11 luglio a Villa Manin a Codroipo. Il pubblico italiano avrà l’opportunità di vivere tre serate uniche, dove l’energia e il carisma di una band leggendaria incontreranno scenari di incomparabile bellezza grazie all’organizzazione della Ventidieci, di Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno.
I Duran Duran in Italia grazie a Ventidieci
Parliamo della prima agenzia italiana per numero di eventi organizzati: più di 5.000 dall’inizio, un inizio datato 2001. Dalla data di fondazione è cresciuta in modo esponenziale, tanto che nel 2024 ha raggiunto un fatturato che supera i 16 milioni di euro, con 5 milioni di spettatori nel corso di tutto l’iter di lavoro. I Duran Duran sono felici di tornare in Italia e l’entusiasmo è sempre lo stesso.
Dopo oltre quarant’anni sul palco, cosa ti sorprende o ti entusiasma ancora delle esibizioni dal vivo?
Simon Le Bon: «Non importa da quanti anni facciamo questo lavoro, la sensazione prima di salire sul palco è sempre di grande attesa. Emozione, certo, e anche un po’ di nervosismo, almeno per me. Non è mai svanito. Ma mi dico che il nervosismo è una cosa positiva! Puoi incanalare quell’energia nella performance.
E la cosa incredibile è che non ci sono mai due spettacoli uguali. Un minuto prima stai suonando in un enorme festival a Hyde Park a Londra, quello dopo sei nel parco di un palazzo barocco a Verona. La storia, le dimensioni, l’acustica, il pubblico: tutto cambia. Questa è la magia delle esibizioni dal vivo».
Negli ultimi anni, i Duran Duran hanno raggiunto un pubblico più giovane grazie a nuove collaborazioni e cover. Notate un mix di generazioni ai vostri concerti?
Roger Taylor:« Siamo stati abbastanza fortunati da avere successo in classifica in ognuno dei quattro decenni in cui abbiamo lavorato, e questo si riflette nel nostro pubblico. Recentemente, la nostra canzone Invisible, tratta dall’album Future Past, è diventata virale su TikTok nella comunità dei gamer, attirando un pubblico completamente nuovo.
La musica è uno spazio condiviso e universale in questo senso: non importa l’età, che si tratti di un brano di decenni fa o di una traccia nuovissima. E ci sentiamo davvero fortunati che la nostra musica abbia raggiunto così tante persone.
La musica unita a uno stile visivo di forte impatto
La vostra musica è sempre stata strettamente legata a un forte stile visivo. Quanto è importante l’aspetto visivo dei vostri concerti oggi rispetto agli inizi?
Nick Rhodes: «Lo stile visivo fa parte del nostro DNA. Fin dall’inizio, abbiamo amato la moda, l’arte, il design, il cinema, la fotografia e la tecnologia. Siamo sempre stati in grado di combinare e integrare elementi di questi diversi generi creativi con la nostra musica. Nei primi Anni ’80, siamo stati pionieri nell’uso di videocamere e schermi video dal vivo durante i tour. In seguito abbiamo creato un’esperienza di realtà aumentata durante i concerti, proiettando filtri sul pubblico. Sono sempre curioso riguardo ai nuovi sviluppi tecnologici e a come potremmo utilizzarli.
Questo ha spesso portato a scoperte illuminanti che hanno contribuito a costruire l’universo dei Duran Duran attorno alla nostra musica. Nel tempo, gli aspetti visivi sono diventati sempre più importanti per la presentazione della musica di tutti gli artisti… credo che siamo stati tra i primi ad adottarli. I fan di tutto il mondo sono spesso stupiti dall’energia che ancora portate sul palco, così come da quanto sembrate giovani dopo tanti anni sotto i riflettori».
Qual è il segreto per i Duran Duran per rimanere giovani, creativi e pieni di energia ancora oggi?
Simon Le Bon: Non c’è una formula magica, temo che si tratti di tutte le cose banali: mangiare bene, tenersi in forma, prendersi cura di sé stessi fisicamente e mentalmente. Le nostre esibizioni dal vivo significano molto per noi, quindi facciamo il possibile per rimanere in forma e offrire ai nostri fan gli spettacoli che meritano. E nutrirsi dell’atmosfera del pubblico è sempre una carica in sé. Quando sali sul palco e senti quella connessione, è incredibilmente energizzante.
Il nuovo singolo dei Duran Duran, Free to Love
La vostra nuova canzone Free to Love è una collaborazione con Nile Rodgers. Avete già collaborato con lui in passato per Notorious, Paper Gods e altri progetti.
Come si è evoluto il vostro rapporto creativo nel corso degli anni?
John Taylor: «Il nostro rapporto con Nile risale a molto tempo fa, è stato una sorta di “padrino” musicale per noi, in un certo senso. È una delle leggende pioniere del groove, ed è creativo e sperimentale oggi come lo era la prima volta che abbiamo lavorato con lui (su un remix di The Reflex, nel 1983). Col tempo, il processo è diventato più intuitivo: ora c’è una sorta di intesa, basata su una profonda comprensione e rispetto reciproci. Nile porta brillantezza in tutto ciò che tocca, ed essere in studio con lui è ancora emozionante oggi come lo era quando eravamo praticamente dei ragazzini».