Per chi nel 1946 non era ancora nato, il 2 giugno è semplicemente un giorno di vacanza. Dalla scuola, dall’università, dal lavoro. Eppure, è stata una di quelle giornate che ha cambiato l’Italia: alle urne gli italiani hanno detto addio ai Savoia (e tutto quello che avevano rappresentato) in favore della Repubblica. Per italiani s’intende chiaramente i cittadini e le cittadine. Oggi lo diamo per scontato, ma il suffragio universale per maschi e femmine nel nostro Paese esiste solo da 80 anni. Proprio da quel 1946. L’occasione, come erroneamente si tende a pensare, non fu però il 2 giugno, ma le amministrative di marzo: finalmente le donne divennero elettrici e potenziali elette. Meno di tre mesi dopo, rieccole recarsi ai seggi per scegliere tra monarchia e Repubblica e votare i membri dell’Assemblea Costituente che ha scritto la nostra Costituzione.

Un momento storico che è ben raccontato in C’è ancora domani, il pluripremiato primo film da regista di Paola Cortellesi. Campione al botteghino, la pellicola racconta, sì, di Delia (interpretata dalla stessa Cortellesi) ma anche il dopoguerra, la violenza di genere, i diritti delle donne, la partecipazione e l’idea di costruire un futuro migliore insieme. Ambientata nella Roma del 1946, il culmine della storia è proprio quel 2 giugno in cui la protagonista riesce a sottrarsi al controllo del marito abusante e a consegnare la sua scheda elettorale. Un trionfo di indipendenza, libertà e riscatto.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Novella 2000 (@novella2000_official)

Basti pensare che in quella data il Corriere della Sera pubblicava un articolo che invitava le donne a recarsi ai seggi con le labbra struccate. Titolo: «Senza rossetto nella cabina elettorale». La motivazione? «Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le elettrici nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto». Infine, il suggerimento finale: «Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio». Parole che di recente sul quotidiano di via Solferino Cortellesi ha commentato così: «Sembrerebbero alludere a una qualche innata e irrinunciabile civetteria femminile, ma a me piace pensare che quelle donne abbiano voluto prepararsi con cura non per vanità, bensì per onorare la nascita di una Repubblica e la conquista della loro nuova voce democratica».

Tra le elette c’erano Nilde Iotti, Lina Merlin e Teresa Noce (che suggerì la mimosa come fiore simbolo dell’8 marzo). Alla prima ha invece fatto riferimento anche Cortellesi commentando C’è ancora domani con l’agenzia Dire nel 2024: «Spero che le nuove generazioni abbiano la voglia di porsi delle domande e chiedersi: “Io sto lavorando per la mia emancipazione, per la mia libertà?”. Mi piaceva che sapessero da dove arriviamo, dalle nostre nonne e bisnonne. “I diritti non sono eterni bisogna sempre stare in guardia e combattere per difenderli”, diceva Nilde Iotti». Basta guardarsi attorno, leggere i giornali, seguire i tg per capire quanto le parole della prima donna Presidente della Camera dei deputati siano vere e sempre attuali.

 

Questo è un estratto dell’editoriale del direttore di Novella 2000, Luca Burini, contenuto nel numero della rivista in edicola dal 20 maggio e dedicato alla Festa della Repubblica.

Per avere la tua copia digitale di Novella 2000 a metà prezzo clicca QUI
Per la app di Novella 2000 QUI per Apple Store e QUI per Google Play