Dal bisturi alle stablecoin: la scalata dell’ex chirurgo che ha superato i giganti dell’industria e della finanza

Mentre il pubblico osservava il duello tra Giovanni Ferrero, storico re del cioccolato, e il finanziere bolognese Andrea Pignataro, un terzo protagonista ha conquistato il primato. Giancarlo Devasini, sessantaduenne dall’anima nerd e dal passato eclettico, è ufficialmente l’uomo più ricco d’Italia con un patrimonio stimato di 89,3 miliardi di dollari. Questa cifra impressionante non solo doppia le fortune della famiglia Ferrero, ma proietta l’imprenditore torinese nell’olimpo dei miliardari globali superando persino un’icona come Warren Buffett.

La parabola di Devasini appare come un romanzo d’avventura moderno che inizia nelle corsie di un ospedale milanese dove si laurea in medicina. Figlio di un ginecologo, il giovane Giancarlo sceglie inizialmente la chirurgia plastica ma comprende presto che quella carriera non appartiene ai suoi sogni più profondi. “Tutto il mio lavoro mi sembrava un imbroglio, lo sfruttamento di un capriccio”, avrebbe confessato anni dopo riflettendo su quella decisione radicale che lo portò ad abbandonare il camice. Quella fuga improvvisa dalla clinica segna l’inizio di una metamorfosi che lo conduce prima a Hong Kong e poi nel settore dell’informatica.

Il punto di svolta

Il vero punto di svolta arriva però nel 2014 con la nascita di Tether, la società che emette la stablecoin più scambiata dell’intero pianeta. Devasini intuisce con un decennio di anticipo la necessità di un dollaro digitale capace di offrire stabilità nel turbolento mare delle criptovalute. Il meccanismo di Tether risulta tanto semplice quanto redditizio perché la società raccoglie dollari reali dagli utenti per investirli in titoli di Stato americani. Questo modello genera utili netti che nel 2024 hanno toccato i 13,7 miliardi di dollari, una cifra paragonabile ai giganti industriali ma ottenuta con appena trecento dipendenti.

L’ingresso nella società della Juventus

L’esplosione della ricchezza di Devasini si lega strettamente alle recenti valutazioni di mercato che hanno visto il valore di Tether salire vertiginosamente in pochi mesi. Se un anno fa la sua quota societaria valeva circa 22 miliardi, l’attuale euforia del settore cripto ha quadruplicato quella stima portandola a vette siderali. Le trattative per l’ingresso di nuovi capitali istituzionali hanno acceso i riflettori su un uomo che preferisce la penombra delle ore serali alle interviste ufficiali. Nonostante la sua immensa fortuna, Devasini mantiene infatti un profilo estremamente riservato che ha rotto solo recentemente in occasione del suo ingresso nella proprietà della Juventus.

L’ascesa di questo ex chirurgo rappresenta un cambio di paradigma economico dove il software e la finanza digitale superano le storiche eccellenze del manifatturiero. Mentre Elon Musk continua a dominare la classifica mondiale con un patrimonio che sfiora un terzo del Pil italiano, Devasini incarna la versione tricolore del successo tecnologico. Il suo impero, con sede legale in El Salvador, continua a crescere grazie ai tassi di interesse elevati che gonfiano i rendimenti delle riserve garantite dal Tesoro americano.

Dario Lessa

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