Il vincitore di Kitzbühel dedica il successo al compagno di squadra scomparso in Cile: “Eravamo in camera insieme, la sua forza era con me”

“Matteo Franzoso è morto sognando le Olimpiadi“. È questo il ritratto struggente emerso oggi nello studio di Verissimo, dove i genitori Olga e Marcello hanno ripercorso il dramma del figlio venticinquenne, strappato alla vita lo scorso settembre da un tragico incidente sulle piste cilene. Ma il dolore della famiglia si è intrecciato, con l’affetto di Giovanni Franzoni, migliore amico di Matteo.

 

Un’impresa epica nata dal dolore e dal ricordo

Vincere la discesa libera di Kitzbühel è il sogno di ogni sciatore, ma per Giovanni Franzoni il successo ha un sapore che va ben oltre il podio. Dopo aver battuto giganti come Odermatt per soli 7 centesimi, il primo pensiero del campione azzurro è volato immediatamente a Matteo Franzoso, l’amico e compagno di squadra scomparso tragicamente lo scorso settembre durante gli allenamenti in Cile. “Alla partenza avevo in testa solo lui”, ha confessato Franzoni ai microfoni Rai, ricordando con la voce rotta dall’emozione come, solo un anno fa, condividessero la stessa camera proprio prima della gara più iconica del circo bianco.

 La spinta invisibile tra i ghiacci della Streif

La gara è stata una battaglia di nervi e velocità, ma Franzoni ha trovato una motivazione superiore. Nonostante una prima parte di tracciato sofferta, nella seconda metà l’azzurro ha cambiato marcia, sciando con una grinta fuori dal comune. Una forza che sembra arrivare proprio da quel legame spezzato troppo presto sulle piste di La Parva. “Volevo fare tutto quello che potevo”, ha spiegato Giovanni, sottolineando come la consapevolezza di gareggiare in onore di Matteo lo abbia spronato a superare i propri limiti, trasformando la discesa in un tributo ad alta velocità.

 “Ogni mia curva sarà anche tua”: un patto che supera la morte

Il legame tra i due giovani atleti era profondo, cementato da anni di sogni condivisi e fatiche quotidiane. Franzoni ha affidato ai social un pensiero che tocca le corde più intime: la scelta di non farsi schiacciare dal vuoto, ma di trasformarlo in uno scopo di vita. Lo sci, spesso descritto come uno sport crudele, per Giovanni resta il regalo più grande perché gli ha permesso di conoscere un “fratello” come Matteo. Il suo impegno ora è chiaro: portare avanti la vitalità dell’amico in ogni allenamento e in ogni competizione, vivendo ogni istante con la filosofia dello “zero stress” che tanto caratterizzava Franzoso.

 Un legame eterno che vive dentro ogni gara

Il vuoto lasciato da Matteo Franzoso a soli 25 anni è incolmabile, ma il suo ricordo è diventato il motore immobile della carriera di Franzoni. Non sono solo parole postate per dovere di cronaca, ma una promessa solenne: non sciare mai più da solo. “Una parte di te vivrà dentro di me per sempre”, ha scritto Giovanni. Mentre il mondo dello sci celebra un nuovo re a Kitzbühel, il cuore di Giovanni resta lassù, tra le montagne, dove il sorriso di Matteo continua a guidare ogni sua curva verso il traguardo.

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