Lo so, quando avrete tra le mani questa copia di Novella 2000, il 2 settembre sarà già un ricordo lontano. Ma non potevo non dedicare qualche riga a Gloria Steinem che, in quella data, ci ha lasciato all’età di 92 anni. Quando la notizia è diventata di dominio pubblico in uno dei tanti post che la omaggiavano ho letto: «Alcune donne cambiano le leggi. Alcune cambiano il linguaggio. E alcune cambiano ciò che intere generazioni di ragazze credono sia possibile. Lei ha fatto tutte e tre le cose».

Ho pensato che non ci fosse descrizione migliore. Certo, in questi giorni di lei avrete letto di tutto: biografia, aneddoti e, come spesso succede in questi casi, una cascata di citazioni. Alcune molto serie, altre ironiche. L’ironia, infatti, era una delle armi a cui Steinem ricorreva per smuovere l’opinione pubblica. Come quella volta in cui si è chiesta cosa succederebbe se gli uomini avessero le mestruazioni.

La provocazione del 1978: e se gli uomini avessero le mestruazioni?

Era il 1978 quando sulle pagine di Ms. Magazine, la rivista da lei fondata, compariva un saggio satirico destinato a fare la storia del giornalismo femminista. Intitolato, appunto, If Men Could Menstruate, il testo ribaltava letteralmente la prospettiva. Dimostrava, infatti, come un naturale processo fisiologico – storicamente colpevolizzato, nascosto e stigmatizzato solo perché associato al corpo femminile – si sarebbe trasformato all’istante in un motivo di vanto, orgoglio e ostentazione pubblica se solo avesse riguardato il corpo maschile.

Una provocazione che fa ancora sorridere. E al tempo stesso illumina con precisione un meccanismo sociale immortale: tutto ciò che appartiene ai gruppi dominanti acquisisce automaticamente valore e rispetto. Al contrario, ciò che è legato ai gruppi subalterni viene degradato a limite o vergogna.

Dai “Tampax John Wayne” a Fonzie: l’ironia come arma politica

«I ragazzi celebrerebbero la prima perdita di sangue come un’agognata prova di virilità con riti religiosi e feste simili a quelle organizzate per gli addii al celibato. Il Congresso finanzierebbe un Istituto Nazionale per debellare i dolori mensili e gli assorbenti verrebbero distribuiti gratuitamente (anche se i più vanitosi pagherebbero volentieri di tasca propria marchi come i “Tampax John Wayne” per i giorni leggeri da scapolo», scrive Steinem. E ancora: «I generali dell’esercito, i politici di destra e i fondamentalisti religiosi citerebbero le mestruazioni per dimostrare che solo gli uomini possono combattere, governare o essere sacerdoti con frasi tipo: “Bisogna dare il sangue per versare il sangue”, “Possono le donne essere aggressive senza quel ciclo costante governato da Marte?” e “Come potrebbe una donna versare il proprio sangue per i nostri peccati?”».

Nemmeno la cultura pop ne uscirebbe illesa: «Scriverebbero puntate di Happy Days in cui Richie e Potsie rassicurano un Fonzie in crisi per aver saltato due cicli di fila». E gli intellettuali? «Quelli maschi troverebbero argomenti “scientifici” per giustificare la supremazia maschile, chiedendosi come potrebbe mai una donna orientarsi nel tempo, nello spazio o nella matematica senza quel “dono innato”». In definitiva, conclude Steinem, le giustificazioni del potere potrebbero andare avanti all’infinito. «Se glielo permettiamo».

 

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Non solo genere: l’eredità di Gloria Steinem tra inchieste e diritti

Gloria Steinem ha guidato per oltre sei decenni le battaglie per l’emancipazione femminile, dalla tutela dei diritti riproduttivi alla parità economica e politica. Ma il suo sguardo non si è mai fermato solo al genere. L’attivista e giornalista ha compreso fin da subito che non può esserci vera libertà senza giustizia sociale. Per questo, con la stessa foga, si è spesa per la comunità LGBTQIA+, per i diritti delle minoranze, contro il razzismo e contro ogni forma di discriminazione.

Fin dai suoi esordi, la sua è stata un’azione concreta e coraggiosa. Nel 1963, per esempio, si è fatta assumere in incognito come “Coniglietta” all’interno di un Playboy Club, firmando un’inchiesta che svelava lo sfruttamento a cui erano sottoposte le sue colleghe. Nel 1972 ha poi dato vita a Ms. Magazine (che rivista!), restituendo voce e centralità a tutte le persone emarginate.

Tra le guide della storica Women’s March a Washington nel 2017, ha dedicato l’esistenza a dimostrare che non dobbiamo accettare ruoli imposti, ma essere libere e liberi di scegliere chi essere. Che i nostri corpi, il nostro futuro, le nostre relazioni e le nostre vite appartengono soltanto a noi.

Questo articolo è uscito sul numero di Novella 2000 in edicola dal 17 settembre.

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