Olivia Rodrigo, oltre il pop c’è di più

La cantante 23enne non smette la sua battaglia contro l’amministrazione Trump e la sua pericolosa crociata contro il corpo delle donne.

Saranno solo canzonette, ma la storia della musica è piena di artisti che hanno messo faccia, soldi e cuore in battaglie politiche e civili. Da Madonna a Bruce Springsteen, da Cher a Lady Gaga passando per Katy Perry e tanti altri. Nella lista di chi ha fatto della militanza una componente strutturale della sua carriera c’è anche una giovanissima, amatissima dalla sua generazione (e non solo): Olivia Rodrigo. Tre album in cinque anni, tutti finiti in testa alla classifica dei più venduti nei Paesi che contano per l’industria delle sette note. Una quindicina di singoli in tutto, quattro dei quali diventati successi globali (segnalo Drivers License e Vampire per chi non la conoscesse).

Ma non è della sua discografia che vi voglio parlare. Perché la 23enne è diventata virale negli Stati Uniti grazie a un video postato sui social in cui si è scagliata contro l’amministrazione Trump e la sua pericolosa crociata contro il corpo delle donne. Che il tycoon sia ossessionato dal tema non è una novità, ne ha dovuto rispondere pure in tribunale. Ma questa è un’altra storia. Per racimolare qualche voto dell’America ottocentesca, lui e i suoi hanno dichiarato guerra a Planned Parenthood, storico colosso no-profit che fornisce assistenza sanitaria riproduttiva e sessuale ed educazione sessuale negli Stati Uniti e nel mondo. «Ho appreso che quasi 30 centri hanno chiuso da quando il presidente Donald Trump ha firmato una legge che ‘taglia i fondi’ all’organizzazione», ha detto la cantante. Poi l’affondo: «Non smetteremo mai di lottare».

Olivia Rodrigo contro Trump e le politiche contro il corpo delle donne

La clip è stata lanciata dai profili del Daisy Chain Fields Music Festival, concertone in programma il 29 agosto in California ideato e curato dall’artista non solo come risposta alla sotto-rappresentazione delle donne nell’industria musicale, ma come piattaforma no-profit che devolve l’intero ricavato a organizzazioni per i diritti civili ed eguaglianza di genere: «Oltre alla musica, includerà iniziative no-profit, risorse educative, esperienze artistiche comunitarie, venditori locali, pop-up store per i fan e installazioni immersive pensate per favorire la connessione e il coinvolgimento. I partecipanti al festival avranno l’opportunità di conoscere e sostenere organizzazioni che operano nei settori dei diritti riproduttivi, della salute materna, dell’emancipazione economica, della prevenzione della violenza domestica e della parità tra uomini e donne», ha spiegato Rodrigo.

Un’iniziativa che non sorprende: già durante il GUTS World Tour del 2024 la vincitrice di tre Grammy aveva trasformato gli stadi di tutto il mondo in presidi di sensibilizzazione e raccolta fondi grazie all’iniziativa Fund 4 Good. Una percentuale fissa sull‘incasso di ogni singolo biglietto venduto è stata destinata alla difesa dell’autonomia corporea delle donne e alla prevenzione della violenza di genere. Un impegno con ricadute concrete sul territorio: dalla distribuzione gratuita di contraccettivi d’emergenza e preservativi durante la tappa di St. Louis (in un Missouri che nega il diritto all’aborto) fino alla donazione dell’intero profitto netto del concerto di Manila all’organizzazione Jhpiego.

Le battaglie e le iniziative passate

Che Olivia Rodrigo non fosse proprio una bambola da collezione lo si era capito già nel 2022. All’indomani della storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che cancellava la tutela costituzionale dell’interruzione di gravidanza (Roe v. Wade), l’allora 19enne era in cartellone allo storico Festival di Glastonbury nel Regno Unito. In quell’occasione volle al suo fianco Lily Allen per esibirsi sulle note del brano Fuck You da dedicare, ovviamente, alla classe politica antiabortista.

Con la stessa schiettezza si è esposta contro l’imbarazzante propaganda che la Casa Bianca e il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) americano portano avanti da tempo per promuovere le deportazioni dell’ICE, l’agenzia federale responsabile dei controlli sull’immigrazione (quelli a cui ogni tanto è scappato il morto). Un video spammato dal DHS aveva come sottofondo il brano All-American Bitch di Rodrigo che ha subito commentato il post diffidando dall’utilizzo delle sue canzoni «per promuovere odio e razzismo». Tornando sull’argomento, ha poi spiegato: «Quello che stanno facendo è orribile, barbaro e crudele. Mi rattrista molto vivere in un Paese che pensa che sia accettabile».
Go Olivia!

Questo articolo, dal titolo ‘Olivia Rodrigo, oltre il pop c’è di più’, è contenuto nella rubrica Il Taccuino Viola presente nel nuovo numero di Novella 2000 in edicola dal 12 agosto 2026.

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