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La confessione di Ricky Memphis: “Ero convinto che sarei morto come mio padre”
L’attore si racconta senza filtri: la paura della morte, il rapporto con il corpo, il dolore per il padre scomparso…
L’attore si racconta senza filtri: la paura della morte, il rapporto con il corpo, il dolore per il padre scomparso troppo presto e le amicizie che gli hanno segnato la vita. Una confessione intima che mostra l’uomo dietro il personaggio
Chi è davvero Ricky Memphis
Ricky Memphis, all’anagrafe Riccardo Fortunati, è uno di quegli interpreti che il pubblico riconosce subito, ma che dietro il volto noto nasconde una storia complessa. Nato nel 1968 e cresciuto nel rione Monti a Roma, con un padre romano e una madre australiana, ha costruito una carriera attraversando mondi diversi: dal cinema di “Ultrà” e “Immaturi” fino all’universo più politico e visionario di “Loro” di Paolo Sorrentino, senza dimenticare la lunga esperienza televisiva, da “Distretto di polizia” a “Tutto chiede salvezza”, fino al ritorno imminente con “I Cesaroni”. In una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha deciso di raccontarsi senza maschere, portando alla luce fragilità, paure e ferite mai davvero rimarginate.
Il corpo, i chili persi e il rapporto con la salute
Memphis parla con ironia di sé, ma dietro le battute emerge un rapporto complicato con il proprio corpo. Ammette di convivere con l’ansia per la salute, pur continuando a fumare, bere e mangiare più del dovuto. Racconta di diete iniziate e abbandonate, di risultati raggiunti e poi sabotati da vecchie abitudini. Negli ultimi tempi, però, qualcosa è cambiato: è riuscito a perdere circa trenta chili dopo aver superato i cento. Ma anche questo percorso non è stato lineare. La tentazione di “premiarsi” appena arrivano i primi risultati è sempre lì, insieme alla passione per il vino e per il cibo, che per lui restano conforto e rifugio nei momenti più difficili.
Il padre, l’assenza e l’ansia che nasce da bambino
Il passaggio più toccante riguarda il padre, scomparso quando Ricky aveva soltanto quattro anni. Da piccolo, racconta, credeva di non sentire davvero quella mancanza. Crescendo, però, ha iniziato a percepire il vuoto lasciato da una figura maschile che avrebbe potuto offrirgli protezione e sicurezza. Un momento in particolare segna la sua infanzia: quando la madre, con parole forse dettate dalla necessità, gli disse che ora toccava a lui fare da “capofamiglia”. Per un bambino, quel peso si trasformò in ansia pura. Da lì nasce una visione del mondo come luogo ostile, fatto di trappole e imboscate, in cui sentirsi costantemente in allerta.
“Ero convinto che sarei morto come mio padre”
È qui che arriva la frase che colpisce di più: Ricky Memphis racconta di essere stato convinto, per anni, che sarebbe morto alla stessa età del padre, in un incidente. Una paura così radicata da condizionare le sue scelte quotidiane. Persino guidare un’auto gli sembrava un atto pericoloso, quasi una sfida al destino. Non a caso ha preso la patente molto tardi: per lui le macchine erano “letali”. Solo dopo aver superato l’età in cui era morto il padre ha trovato il coraggio di affrontare quella paura. Un gesto semplice, ma carico di significato, come se avesse finalmente spezzato una profezia interiore che lo accompagnava da sempre.
Le amicizie: Totti e Bova
Spazio anche agli affetti e ai rapporti più importanti. Con Francesco Totti il legame è fatto di stima e quasi di timidezza: nonostante la frequentazione, per lui Totti resta “il capitano”, una figura che continua a emozionarlo ogni volta che incrocia. Poi c’è l’amicizia profonda con Raoul Bova. Sul clamore mediatico che ha coinvolto l’attore, Memphis sceglie una posizione netta: niente giudizi, solo la difesa di una persona che considera integra, corretta, incapace di tradire i propri valori.