Mentre il patrimonio dei miliardari tocca vette storiche nel 2025, il rapporto Oxfam lancia l’allarme sul collasso della democrazia nei paesi più poveri

L’economia globale presenta oggi un volto profondamente diviso che vede una concentrazione di potere finanziario senza alcun precedente nella storia delle civiltà moderne. Il recente rapporto presentato da Oxfam durante il Forum economico di Davos svela come appena tremila individui controllino un patrimonio di 18.300 miliardi di dollari. Questa cifra astronomica rappresenta un incremento dell’ottantuno per cento rispetto ai livelli registrati solamente cinque anni fa, segnando un distacco netto dal resto della popolazione.

Dodici singoli individui possiedono da soli più risorse di metà dell’intera umanità

La crescita delle fortune private corre a una velocità tre volte superiore rispetto alla media dell’ultimo lustro, lasciando indietro miliardi di esseri umani. Mentre dodici singoli individui possiedono da soli più risorse di metà dell’intera umanità, il tasso di riduzione della povertà globale rimane tragicamente immobile da sei anni. Questa divergenza economica non rappresenta soltanto un problema statistico, ma si traduce quotidianamente in una lotta disperata per la sopravvivenza in molte aree del pianeta.

La situazione appare particolarmente critica nel continente africano, dove la povertà estrema ha ripreso a correre colpendo milioni di persone senza alcuna protezione sociale. Una persona su quattro soffre attualmente di insicurezza alimentare, nonostante la ricchezza accumulata dai pochissimi fortunati sarebbe sufficiente a sradicare la miseria per ben ventisei volte. Il paradosso di un mondo così ricco che non riesce a curare malattie prevenibili mette in discussione le fondamenta stesse del nostro attuale sistema economico.

Il rischio di un arretramento democratico diventa sette volte più probabile

Oltre all’aspetto umanitario, il dossier sottolinea un retroscena politico inquietante che riguarda la tenuta delle istituzioni e delle libertà civili nei vari stati. Gli analisti spiegano che il rischio di un arretramento democratico diventa sette volte più probabile laddove i divari tra le classi sociali risultano più marcati. La concentrazione eccessiva di capitali nelle mani di pochi rischia quindi di soffocare la partecipazione collettiva e di destabilizzare l’ordine pubblico a livello internazionale.

Il 2025 rimarrà negli annali come l’anno del record assoluto per i super ricchi, ma anche come il momento della verità per la giustizia sociale. I governi mondiali si trovano ora di fronte alla necessità impellente di correggere queste storture prima che la tensione sociale diventi del tutto ingovernabile. Solo una redistribuzione equa delle risorse potrà garantire un futuro dove la dignità umana non dipenda esclusivamente dal caso o dalla fortuna finanziaria.

Dario Lessa

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