Il peso economico della culla: la maternità che svuota il portafoglio delle donne

La gioia per l’arrivo di un neonato si scontra troppo spesso con una realtà economica gelida che trasforma la culla in un lusso insostenibile. In Italia il fenomeno della child penalty descrive perfettamente questo scenario dove la scelta di diventare madre coincide con un drastico ridimensionamento della traiettoria professionale. Non si tratta di una sensazione soggettiva ma di un dato numerico spaventoso che l’Inps ha recentemente certificato con estrema precisione statistica. Le madri italiane subiscono infatti una penalizzazione salariale del 16% nei primi cinque anni di vita del bambino rispetto alle colleghe che non hanno figli. Questa dinamica non rappresenta affatto un rallentamento passeggero della carriera ma somiglia piuttosto a una voragine finanziaria che fatica a richiudersi nel tempo.

Child penalty, decurtazioni intorno ai 5.700 euro l’anno

Il costo del lavoro femminile crolla drasticamente proprio nel momento della massima fragilità familiare. In termini monetari le donne che decidono di avere un figlio subiscono decurtazioni che si aggirano intorno ai 5.700 euro l’anno. Questo ammanco non sparisce con la crescita del bambino ma persiste in modo ostinato anche a quindici anni di distanza dal parto. Oltreoceano la situazione appare persino peggiore poiché negli Stati Uniti le madri arrivano a perdere mediamente 16.000 dollari ogni anno a causa dei tagli salariali. Tale divario trasforma la maternità in un fattore di rischio economico che colpisce esclusivamente la componente femminile della forza lavoro globale.

Child penalty: emerge un mix letale di fattori strutturali e scelte obbligate dal contesto culturale italiano. La penalizzazione nasce inizialmente dai periodi di assenza forzata dopo il parto ma si alimenta soprattutto attraverso il passaggio dal contratto full-time a quello part-time. Molte lavoratrici accettano riduzioni orarie per gestire la carenza di servizi all’infanzia o per compensare la mancanza di un welfare aziendale realmente inclusivo. Questo sacrificio individuale garantisce la sopravvivenza del nucleo familiare ma distrugge la capacità di risparmio e la futura pensione della donna. La società richiede quindi alle madri un tributo altissimo che rende la maternità una delle principali cause di disuguaglianza economica nel mercato del lavoro moderno.

Dario Lessa