Il comitato organizzatore ferma l’attore dopo le dichiarazioni sulla vita mondana ritenute distanti dai principi etici e dallo spirito dei Giochi Invernali

La strada che porta alla fiamma olimpica di Milano-Cortina si fa sempre più ripida e controversa, segnando oggi l’esclusione eccellente di Massimo Boldi dal percorso della torcia. Il celebre attore milanese avrebbe dovuto correre il prossimo 26 gennaio tra le vette ampezzane, ma un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano ha bruscamente interrotto ogni sogno di gloria sportiva. Con una nota ufficiale e perentoria, il comitato organizzatore ha comunicato lo stop definitivo alla partecipazione del comico, definendo le sue recenti esternazioni totalmente incompatibili con i valori portanti dello spirito olimpico.

Discrepanza tra il linguaggio dell’attore e i principi di inclusione delle Olimpiadi

Il fulcro della polemica risiede in alcune definizioni colorite che l’interprete di “Cipollino” ha utilizzato per descrivere se stesso, autoproclamandosi campione degli aperitivi e della frequentazione femminile. Queste parole hanno scatenato una reazione immediata nei vertici della fondazione, che hanno ravvisato una profonda discrepanza tra il linguaggio dell’attore e i principi di inclusione e rispetto che guidano la manifestazione. Il caso Boldi esplode in un momento già delicato, seguendo a stretto giro le tensioni sollevate da figure come l’Uomo Gatto e le critiche mosse da campioni del calibro di Silvio Fauner.

Dietro la facciata istituzionale del comunicato emerge però un retroscena che mette in imbarazzo il sistema di selezione dei portatori della fiamma per le Olimpiadi 2026. Per diventare tedofori, i candidati devono solitamente compilare moduli rigorosi rispondendo a domande profonde sulle proprie affinità con l’etica sportiva e sui motivi che li spingono a tale onore. La contraddizione appare evidente quando si scopre che Boldi non si sarebbe proposto spontaneamente, ma sarebbe stato contattato direttamente dai responsabili della macchina organizzativa per dare lustro popolare all’evento.

Questo cortocircuito comunicativo solleva dubbi sulla gestione dei criteri di scelta, specialmente dopo che molti atleti olimpionici hanno denunciato una scarsa attenzione verso chi ha dedicato la vita allo sport. Se da un lato l’esclusione di Boldi appare come una scelta obbligata per proteggere il decoro del brand olimpico, dall’altro evidenzia una falla nei controlli preventivi sulla coerenza dei profili coinvolti. Mentre il polverone mediatico continua a crescere, il comitato cerca ora di riportare l’attenzione sulla sacralità del fuoco olimpico, tentando di lasciarsi alle spalle questa scivolata comunicativa.

Il Comunicato

“La decisione fa seguito a un’intervista pubblicata oggi su un quotidiano nazionale, nella quale sono state espresse opinioni ritenute incompatibili con i valori Olimpici e con i principi che guidano il lavoro del Comitato Organizzatore.

Portare la Fiamma Olimpica rappresenta un privilegio e una responsabilità, e richiede che le persone selezionate incarnino e promuovano i valori di rispetto, unità e inclusione, fondamenti del Movimento Olimpico e condizioni essenziali per la partecipazione alla staffetta.

La nomina dei tedofori può essere effettuata dalle diverse realtà che contribuiscono alla costruzione del Viaggio della Fiamma, tra cui la Fondazione Milano Cortina 2026, le Città di tappa, gli Sponsor del progetto olimpico, i CONI regionali, gli Enti territoriali e il Comitato Olimpico Internazionale.

La Fondazione Milano Cortina 2026 continuerà a organizzare una Staffetta della Torcia Olimpica che rifletta pienamente questi principi e celebri il potere unificante dello sport, nel pieno rispetto dello spirito Olimpico”.

Le scuse

Dopo il polverone sono arrivate le scuse dell’attore, che si è detto “profondamente amareggiato” dalla vicenda e si è scusato con “tutte le persone che si sono sentite ferite e con il Comitato Organizzatore”: “Ho fatto una battuta che voleva essere leggera e ironica, ma si è rivelata inopportuna e offensiva nei confronti delle donne e non in linea con i principi di rispetto e inclusione che ispirano il movimento olimpico”.

Dario Lessa

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