Sono passati alcuni minuti dall’annuncio della morte di Emma Bonino. Il telefono inizia a vibrare con continuità. Sono notifiche di Instagram. Commenti a un post che il profilo di Novella 2000 ha pubblicato con quello della leader radicale e il mio a inizio luglio, quando l’ho intervistata. Tanto cordoglio, ma anche un’ondata di odio. C’è chi festeggia la sua scomparsa, chi la definisce “assassina” e chi invia GIF animate — ovvero brevi immagini digitali che si ripetono in loop — che ritraggono demoni, le fiamme dell’inferno e caricature grottesche. Li ho fatti nascondere. E, no. Non è censura della critica perché quella si fa nel merito e con educazione. Si tratta di delicatezza e rispetto nei confronti di una persona morta.

Odio social e le reazioni del mondo conservatore alla scomparsa di Emma Bonino

Delicatezza e rispetto che, nelle ore successive, sono mancati anche altrove nel mondo conservatore. Tra una prima pagina di un quotidiano che si è presa un esposto all’Ordine dei giornalisti e un – per fortuna – non rieletto parlamentare intento a stilare bilancini ideologici a salma ancora calda. Il signore in questione si immaginava Emma Bonino nell’Aldilà davanti al plotone dei (potenziali) bambini mai nati da quando in Italia l’aborto è legale grazie alla legge 194 che, ricordiamolo, è stata appoggiata da milioni di italiani nel referendum del 1981. Tra quelli che si sono presi la briga di rispondere all’ex politico c’è anche il giornalista Fabio Salamida: «Difficile confrontarsi con feti di cinque centimetri, privi di un cervello abbastanza sviluppato per produrre pensieri e di orecchie formate e collegate al sistema nervoso», ha pazientemente spiegato il collega.

 

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Ed è proprio di fronte a certe uscite che emerge l’ipocrisia di fondo. Questa galassia di leoni da tastiera, pro-vita, politici e media è la stessa che invocava la pietas universale per l’omicidio dell’influencer Charlie Kirk e accusava di barbarie chiunque non si associasse al cordoglio per quel nuovo Messia di cui, molti di loro, ignoravano l’esistenza fino al giorno della tragedia. Insomma, l’umanità e il rispetto, per loro, sono concessioni a targhe alterne.

D’altronde parliamo di un universo completamente lontano da Emma Bonino. Un universo che concepisce le donne come incubatrici che possono avere solo due aspirazioni: figliare e accudire.  Tra di loro ci sono quelli che vogliono strappare il velo alle immigrate musulmane, non per fare un favore a chi è obbligata a indossarlo, ma per metterlo alle italiane. Con il sogno di una società simile a quella raccontata ne Il racconto dell’ancella, il romanzo di Margaret Atwood da cui è stata realizzata la celebre serie.

 

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Il confronto tra imposizione ideologica e la libertà secondo Emma Bonino

I sogni di questi talebani d’Occidente in tema di diritti civili sono l’esatto opposto di quelli che aveva Emma Bonino. I primi vogliono imporre il loro modo di vivere a tutti, la leader radicale voleva che tutti potessero autodeterminarsi, un mondo in cui la libertà fosse una garanzia per l’altro. «Io non lo farei, ma non vuol dire che tu non lo debba fare. O, peggio ancora, che qualcuno te lo possa vietare per legge», spiegava lei in alcune interviste. È facile difendere i diritti quando coincidono con le nostre idee; la vera tenuta democratica si misura quando proteggono chi sceglie in modo opposto al nostro, anche quando quella scelta non ci appartiene. I pro-vita, in Italia e nel mondo, vogliono OBBLIGARE le donne a non abortire. Bonino voleva dare alle donne che ne sentivano la necessità la POSSIBILITÁ di ricorrere a un’interruzione di gravidanza gestita da personale qualificato, in strutture preparate. Non ha mai obbligato nessuno a farlo.

Il paradosso dei pro-vita e il giudizio di Papa Francesco

Il paradosso è che persino Papa Francesco, ricevendola in Vaticano, l’aveva definita «una grande italiana». Ma cosa volete che vi dica? Pro-vita che festeggiano la morte altrui, custodi della fede che non accolgono il diverso, più che timorati di Dio, mi sembrano individui che il Vangelo, al posto di leggerlo, l’hanno appeso al muro per giocarci a freccette. Lo dico da laico che, avendo studiato dieci anni dalle suore, col Vangelo ci ha avuto abbastanza a che fare.

Questo articolo è uscito sul numero di Novella 2000 in edicola dal 17 settembre.

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