Giulia Salemi e Dayane Mello, la prima italiana, ma con origini iraniane, la seconda brasiliana, ma che lavora solo da noi. La prima che si esibiva a Miss Italia sperando di diventare attrice, la seconda a Ballando con le stelle sperando di diventare show girl. Hanno gettato i loro sogni di gloria insieme alle loro mutande alla prima del film di Sorrentino The youg pope alla Mostra del cinema di Venezia, che con loro si è trasformata per una sera nella Mostra della Iolanda, come direbbe Lucianina Littizzetto. La memoria è corsa a Belen Rodriguez e al suo abito Fausto Puglisi disegnato apposta per mettere in mostra la farfallina tatuata, ma, piaccia o non piaccia, Belen ha classe anche quando mostra: sa dove fermarsi (mai oltre il ginecologico), sa come esibirsi. So di starle (e molto) sulle scatole (m’ha augurato perfino di schiattare), ma non conosce la volgarità, come non conosce la volgarità Elisabetta Canalis, che sempre su quel palco di Sanremo 2012  le chiedeva: «Ce lo domandiamo tutti: ce le hai o non ce le hai». Le aveva. Le aveva, come le avevano (più che un triangolo una fascetta) la Mello e la Salemi, tesissime a tener bene in vista l’inguine, cui va ricordato che togliere un velo è quanto di più sensuale possa fare una donna, ma aprirsi come un quarto di bue appeso in macelleria farebbe diventare vegano anche il più assatanato dei assetati di carne (sedicenti malati di Iolanda a parte). Allo stilista per la cui promozione hanno fatto tutto questo Matteo Evandro Manzini due consigli: gli occhiali da sole sul red carpet li portano solo i divi (lei li aveva), e se non si sa giocare con la seduzione, meglio ispirarsi alla copertissima signorina Rottermeier di Heidi, sbaglierà di meno.

Con la stima di sempre, vostro Roberto Alessi

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