Esistono amori che non esistono. È il caso di Fabri Fibra e Valerio Scanu, la cui non-amicizia viaggia sulle note di un rap oggetto di una contesa tutt’altro che nobile.

La pietra dello scandalo è il pezzo A me di te, in cui il rapper si produce in una serie di poco eleganti allusioni alla presunta sessualità di Scanu; allusioni davvero esplicite, che vanno ben oltre il confine dell’umorismo pungente, oltre il limite del diritto di esprimere un proprio pensiero (tesi addotta dalla difesa di Fibra) per sconfinare nel terreno dell’inopportuno, anzi dell’offensivo. Non citeremo il testo della canzone, non è necessario, ma soprattutto non è utile. Ci atteniamo ai fatti, e i fatti sono la condanna di Fabri Fibra da parte del Tribunale di Milano. Staremo a vedere se Scanu, alla luce di questa sentenza e anche della decisione di Fibra di non tentare un appello, vorrà portare avanti la questione in sede civile, per chiedere che vengano riconosciuti i danni che il testo della canzone potrebbe avergli procurato.

Ecco, la tentazione di lasciarsi andare al facile umorismo sulle mille voci che bisbigliano attribuendo a Scanu l’una o l’altra parrocchia potrebbe presentarsi alla nostra porta. Altrettanto facile potrebbe essere il chiamare in causa le imitazioni in cui si è prodotto nel programma Tale e quale show, performance in abiti femminili che rimarranno negli annali. Ma non è questa la sede dell’umorismo facile. È piuttosto l’occasione buona per riflettere su quanto le parole possano fare male, su quanto sia importante saperle utilizzare riflettendo prima sulle conseguenze emotive, più che su quelle legali. Su come quello che noi chiamiamo bullismo si possa vestire in tanti modi, anche nella più totale buona fede. “Odiare” Valerio Scanu è forse discutibile, ma certamente legittimo. Umiliarlo deridendolo in una canzone è inaccettabile e sbagliato sia da un punto di vista etico che -carta canta- da quello legale.

Peccato, l’opportunità di rivolgersi a un vasto pubblico di giovani potrebbe essere l’occasione d’oro per educarli alla pacifica convivenza, ma le dure leggi della discografia forse vogliono dinamiche più pepate, costi quel che costi. Ma queste sono soltanto supposizioni, congetture, ragionamenti a voce alta che potrebbero essere smentiti. E che saremo felici di smentire, perchè se il processo ai fatti ha trovato un epilogo definitivo, quello alle intenzioni non può e non deve essere celebrato.

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