Massimo Bossetti torna a parlare dal carcere di Bollate: tra la speranza di nuove perizie scientifiche e il desiderio di incontrare la famiglia della vittima

L’eco del caso di Brembate di Sopra non accenna a spegnersi. Massimo Bossetti, l’uomo che sta scontando l’ergastolo per l’omicidio della piccola Yara Gambirasio, ha scelto i microfoni di Porta a Porta per rilanciare la sua battaglia legale. Non è solo la voce di un condannato, ma il grido di chi, ancora oggi, professa un’innocenza totale e punta il dito contro una verità processuale ritenuta, a parer suo, monca. Attraverso il suo team legale, il muratore di Mapello si prepara a giocare l’ultima carta: la richiesta formale di riaprire il caso. Il fulcro di tutto restano quei 54 campioni di DNA che per anni sono stati al centro di una battaglia giudiziaria senza esclusione di colpi.

La sfida scientifica sui campioni deteriorati

Il punto critico sollevato da Bossetti riguarda la conservazione del materiale genetico. Secondo il detenuto, i campioni custoditi inizialmente al San Raffaele a una temperatura controllata di -80°C sarebbero stati compromessi nel momento in cui sono stati trasferiti a temperatura ambiente presso l’ufficio Corpi di reato. Nonostante il rischio di degradazione, Bossetti confida nell’evoluzione della scienza forense. La speranza è che le nuove tecnologie possano estrarre risposte laddove dieci anni fa c’era solo incertezza. “Ho sempre chiesto questa ricerca e mi è sempre stata negata”, ha dichiarato con amarezza, ribadendo che in quei reperti potrebbe nascondersi la prova della sua estraneità ai fatti.

Riflettori sugli indumenti: slip e leggings sotto esame

Se il DNA “liquido” dovesse rivelarsi inutilizzabile, la strategia della difesa si sposterà sugli abiti che la tredicenne indossava quella tragica sera. Bossetti ha confermato a Bruno Vespa l’intenzione di chiedere analisi approfondite su slip e leggings, rimasti integri nel tempo. L’obiettivo è isolare quelle tracce rimaste nell’ombra. Bossetti ha ricordato come sul corpo di Yara siano state rinvenute tracce riconducibili a ben undici profili genetici diversi. La sua convinzione è che, potendo replicare gli esami con i propri consulenti, la narrazione su “Ignoto 1” potrebbe subire un crollo definitivo.

Un desiderio di pace e la negazione dell’orrore

Oltre ai tecnicismi giuridici, l’intervista ha toccato corde emotive profonde. Bossetti ha ribadito di non aver mai conosciuto Yara e di non aver incrociato il suo cammino prima del delitto. Alla domanda diretta di Bruno Vespa “Chi ha ucciso Yara”, la risposta è stata un sintetico“Vorrei saperlo anche io”.

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