Roberta Bruzzone è tornata su RaiPlay con Nella mente di Narciso. Il suo è un racconto senza sconti su vittime, carnefici e famiglie, con un punto fermo che attraversa tutta la conversazione: il narcisismo si riconosce tardi, e spesso nasce molto prima di quanto si pensi. Questa terza stagione, dopo il debutto e la conferma, attesta che il format originale della direzione Rai Contenuti Digitali e Transmediali (prodotto da La casa rossa di Francesca Verdini) ormai è una certezza del piccolo schermo, con il passaggio su Rai2.

La soddisfazione di Roberta Bruzzone per il successo del format

«Arrivano migliaia di riscontri da parte di persone che, attraverso i racconti e i casi trattati, hanno compreso dinamiche che prima non riuscivano a decifrare. Soddisfazione piena», dichiara Roberta Bruzzone nell’intervista sul numero di Novella 2000 in edicola. L’obiettivo è raccontare il narcisismo maligno in tutte le sue sfumature, a 360 gradi, attraverso situazioni prototipiche utili a evidenziare dinamiche ricorrenti.

Un programma «disturbante ma necessario»

«C’è sicuramente una maggiore consapevolezza. Molte persone non avevano idea che certe dinamiche nascondessero questo tipo di funzionamento. Dopo la visione del programma, in molti hanno riconosciuto figure già incontrate nella vita quotidiana, in famiglia o nelle relazioni sociali, comprendendo meglio ciò che le rendeva difficili da decifrare e spesso disfunzionali. Il programma viene definito disturbante ma necessario», ha spiegato la criminologa sull’utilità del programma nella vita reale.

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